2015: la magica stagione dei giovani

  • Roma (RM)

di Raul Leoni

Cosa serve per definire magica la stagione dei nostri giovani? Bastano i migliori bilanci di sempre nelle rassegne continentali under 23 (a Tallinn) e juniores (aEskilstuna), oppure il secondo bottino nella storia dei Mondiali allievi a Cali?Saranno sufficienti oltre 30 miglioramenti dei limiti nazionali nelle tre categorie – e intendiamo le specialità che si sono fregiate di una nuova MPN nel 2015 – oppure c’è bisogno di qualcosa di più? E già, non c’è stagione magica senza momenti magici e i “magic moments” della stagione azzurra nelle categorie giovanili sono stati tanti. Prima di passarli in rassegna, in particolare quelli degli U18 e degli U20, un riepilogo a suon di cifre.

Allievi: la trasferta iridata di Cali 2015 ha regalato il secondo miglior riscontro in fatto di medaglie (due, un oro – il primo maschile di sempre, con Stefano Sottile nell’alto - e il bronzo di Marta Zenoni), dopo l’edizione casalinga di Bressanone 2009, e quanto a finalisti (8) e classifica a punti (29), in questo caso a ridosso di Donetsk 2013. Ma il tutto rinunciando, per cause di forza maggiore, ad un possibile protagonista come Filippo Tortu e con un contingente molto selettivo, in pratica la metà degli iscritti nelle edizioni di diretto confronto.

Juniores: qui si trattava di misurarsi in campo europeo, in quel di Eskilstuna, e quindi le aspettative erano legittimamente più ambiziose. Ma il risultato è ugualmente storico: top di medaglie, eguagliando Salonicco 1991 (9, con gli ori di Yohanes Chiappinelli e Pietro Riva, gli argenti delle staffette 4x400 e di Tobia Bocchi, i bronzi di Sebastiano Bianchetti, “Yeman” Crippa, Filippo Randazzo e “Ayo” Folorunso), poi exploit storico in fatto di finalisti (27) e punti (114). E, come corollario, appena poche settimane fa, è arrivata la conferma di Crippa negli Europei di cross a Hyères, oro come nel 2014, e l’argento della squadra maschile.

Under 23: Tallinn richiamava alla memoria la splendida edizione degli Europei juniores del 2011 e parecchi azzurrini di quella spedizione erano ora transitati nella categoria “cuscinetto”, con vista sull’atletica che conta. Fatto sta che dall’Estonia la nazionale U23 torna con la miglior prestazione collettiva in dieci edizioni della rassegna continentale: 8 medaglie (oro con Giovanni Galbieri e Alessia Trost – due dei medagliati allievi ai Mondiali 2009 di Bressanone – poi argento Mohad Abdikadar e la 4x100 donne – e quattro bronzi da Yassine Rachik, Lorenzo Perini, Eugenio Meloni e Osama Zoghlami), miglior bottino di sempre per finalisti (25) e punti (109). Senza contare che all’appello mancava, per infortunio, una punta come Federica Del Buono, forse la novità più importante nelle vicende recenti di questa fascia di età.

Magic moments, si diceva: e allora cominciamo dall’impresa di Stefano Sottile a Cali. Primo titolo per un azzurro ai Mondiali allievi, l’unico precedente – al femminile – arrivava sempre dalla pedana dell’alto, con Alessia Trost a Bressanone 2009. Il momento magico del ragazzo di Borgosesia è durato due ore, in un duello infinito con l’ucraino Dmytro Nikitin (uno che lo sovrasta in statura, 1m98 a 1m82): rincorsa da batticuore al podio più alto, perché l’azzurro era quinto a 2.14, bronzo a 2.16, oro agguantato a 2.20. Tanto da rendere indimenticabile la notte del 18 luglio al “Pascual Guerrero”.

Giovane, giovanissima: Marta Zenoni ha 16 anni, appena sbocciata si potrebbe dire, eppure il nome della bergamasca ricorre tante volte in questa stagione. Fin dalla stagione indoor, dove l’allieva di Saro Naso riscrive le MPN allieve degli 800, 1000 e 1500 metri. Poi una cavalcata senza limiti, il primato dei 3000 U18 (9:19.39) tolto dopo la bellezza di 40 anni a Cristina Tomasini: è il 23 aprile, a Milano, campo “XXV Aprile”, il primo magic moment di Marta all’aperto. Ma, in ordine di importanza, c’è prima il podio di Cali, bronzo mondiale sugli 800 metri. E’ il 19 luglio: la Zenoni vista nella semifinale potrebbe aspirare anche all’oro, solo che l’esperienza è qualcosa che si impara solo vivendo e stavolta l’americana Samantha Watson e l’etiope Gadese Ejara dimostrano più “mestiere”. Per ora.

La magia di Filippo Tortu dura tre settimane: tante ne servono al figlio d’arte lombardo per togliere dall’albo d’oro degli allievi i nomi di Giovanni Grazioli (dopo 39 anni, MPN dei 100 con 10.33) e di Andrew Howe (nei 200m, 20.92 contro 20.99). Tra le volate di Gavardo, 17 maggio, e di Chiari, 7 giugno, si consuma il “magic moment” di Filippo: poi la rinuncia ai Mondiali di Cali, forse più sofferta di quella rovinosa caduta che gli aveva tolto la finale olimpica giovanile a Nanchino, un anno prima. Ma parliamo di un ragazzo classe ’98: a quell’età la magia si può ricreare, in men che non si dica.

Il momento magico di “Yeman” Crippa arriva ormai sotto Natale, come l’anno scorso: un oro nel cross a Samokov 2014, un altro a Hyères 2015. E’ il 13 dicembre, i prati dell’Ippodromo, l’aria dolce della Provenza: una cavalcata lunga, cominciata da bambino sugli altipiani della natia Etiopia, poi l’adozione con un battaglione di fratelli e l’adolescenza vissuta in Trentino. Nella bacheca di Yemaneberhan – in amarico “il braccio destro di Dio” – c’è anche il bronzo in pista di Eskilstuna, in quei 5000 metri che l’azzurro aveva provato a far suoi con una gara d’attacco: 18 luglio, altra data da ricordare.

Eskilstuna chiama Hyères: non è solo Crippa a segnare in rosso sul calendario i mesi di luglio e dicembre. Anzi in oro: quello delle medaglie europee di Pietro Riva e Yohanes Chiappinelli. Nati entrambi nel ’97, gli ultimi lampi di una stagione lunga e incredibile per l’atletica nostrana, quella dell’Italia che Corre (ricordate?). Uno dei protagonisti di quella generazione di campioni, Stefano Baldini, fa ora da chioccia agli eredi che crescono e sognano di ripercorrere le orme dei leggendari fondisti in maglia azzurra: quelli che dominavano in Europa e rivaleggiavano a livello mondiale con i talenti africani, e più di qualche volta riuscivano a batterli. Le medaglie dell’Ekagens Arena sono un segno del destino?

Volano in pedana il rosso e il biondo, sfumature dal bronzo all’argento: i salti orizzontali sono lieti di presentare due nuovi interpreti, al secolo Filippo Randazzo e Tobia Bocchi. Il loro momento magico non si ferma agli Europei di Eskilstuna - a quelle medaglie nel lungo e nel triplo - prosegue almeno per altre due settimane e arriva allo Stadio Nebiolo di Torino, ultimo week end di luglio: per il lunghista siciliano c’è il primo titolo tricolore assoluto, per l’ex rugbista di Parma il primato italiano del triplo juniores, tolto con 16.54 a nomi eccellenti come Paolo Camossi e Daniele Greco.    
Tra i tanti protagonisti della stagione azzurra anche i “nuovi italiani”: li abbiano visti – adottati, naturalizzati, emigrati di seconda generazione – e sono il valore aggiunto di un movimento che non può prescindere dal loro apporto. Ayomide Folorunso, “Ayo” per quasi tutti, è una delle ultime arrivate: per questione di giorni, una settimana al massimo, ha dovuto rinunciare nel 2013 ai Mondiali allievi di Donetsk e quindi si è rifatta l’anno dopo da junior, finalista in azzurro a Eugene. Scalpita, e ha ragione: troppo tempo perso per colpa della burocrazia, quest’anno ha fatto incetta di MPN (200m indoor e 4x400, passando per distanze spurie come 300 e 200hs). Scalpita, e talvolta inciampa: come a Eskilstuna, sulla nona barriera, così che l’oro diventa un bronzo. Ma, unito all’argento della staffetta da record, il 19 luglio resta per “Ayo” un giorno “magico”. Per lei in agosto anche il battesimo in Nazionale assoluta: ai Mondiali di Pechino tocca anche a lei portare il testimone della 4x400 azzurra.

Staffetta del miglio, per gli anglosassoni – inventori dell’atletica moderna – è la gara che sublima l’eccellenza di un movimento nel suo complesso. L’Italia atletica è lontana dalla perfezione, ma dagli Europei juniores torna con due argenti sulla distanza: quello dei ragazzi porta anche – e forse soprattutto – il nome di Daniele Corsa, una delle novità più gradite della stagione. Corsa, un nome una garanzia, viene da Brindisi, Puglia: la magica ispirazione potrebbe arrivare da Barletta? Vedremo.

Staffetta 4x400 metri, una storia che arriva da lontano eppure con dettagli mai visti prima: è il quartetto misto che ha conquistato a Cali una corsia in finale. Per tutti e quattro gli azzurrini è un momento magico, una grande vetrina, ma per una ragazza in particolare – Ilaria Verderio – è un prolungamento della gara individuale: peccato non ci sia stata medaglia, per la brianzola, nei 400hs, per quanto la nuova MPN (57.75, meglio di Virna De Angeli, 22 anni dopo) sia stato a suo modo un bel tocco di bacchetta magica.
Mancano all’appello due ragazzi dal braccio d’oro ma – simsalabim – appaiono quasi d’incanto: uno chiude la carriera giovanile in senso stretto, Sebastiano Bianchetti, ed un’altra si affaccia ora al piano di sopra dall’atletica giocata, Carolina Visca. “Seba” era abituato a sconfitte anche cocenti, altro che momenti magici: così l’essersi affidato a Paolone Dal Soglio, una scelta di vita a tuttotondo, ha contribuito a farlo crescere soprattutto sotto questo profilo. E il bronzo nel peso di Eskilstuna vale più di tutti i primati di categoria riscritti in questi anni, allievi e juniores, indoor e all’aperto, con attrezzi di ogni peso. Carolina, invece, non perde mai, praticamente non ha mai perso: così che l’oro di Tbilisi – parliamo di Eyof – sembra quasi normale. Ma non lo è stato affatto, sulla pedana che tra un anno la vedrà all’opera (scongiuri di ogni tipo sono ammessi …) per la prima edizione degli Europei allievi: la giavellottista romana è nata nel 2000, momenti magici da terzo millennio.

TUTTI GLI AZZURRI DEL 2015

Fonte: www.fidal.it

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