Alessio Guarini: L'atletica non è uno sport facile, ma ti restituisce tantissimo!

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di Carlo Cantales

Dopo la conquista del secondo titolo italiano assoluto lo scorso luglio a Milano nel Salto in Lungo, l’atleta del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro si racconta nelle pagine di Atletica Leggera.org , partendo dagli albori del suo debutto contro Andrew Howe, sino ai progetti in cantiere col suo tecnico Paolo Camossi. (scheda personale del sito FIDAL.it)

Ciao Alessio, grazie a te ed al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro per aver accettato il nostro invito.
Giusto per rompere il ghiaccio affronterei il tema più importante e recente della tua attività agonistica nell'atletica leggera, ovvero il recente titolo italiano ottenuto nel mese di luglio a Milano. Ci racconteresti come l'hai vissuto e cosa stai provando oggi a freddo?

Il successo di Milano mi ha regalato un'emozione fortissima, in particolar modo data la mia stagione 2013, contrassegnata da un infortunio - fortunatamente non grave - che mi ha precluso completamente l'attività indoor e parte di quella outdoor, lasciandomi iniziare a gareggiare tardi (ndr: ai primi di maggio); purtroppo il mio infortunio si è fatto risentire poco dopo la ripresa, imponendomi un nuovo periodo di fermo, durato un paio di settimane, che mi ha permesso di saltare solo per parte di giugno e luglio, con rare uscite agonistiche, utili a preparare questa gara.

alessio-guarini-fiamme-oro-polizia-lungoDunque hai dovuto importi delle rinunce… fino agli Assoluti di Milano!

Sì, ero molto dispiaciuto per aver perso gran parte degli appuntamenti su cui avevamo puntato con le Fiamme Oro, come gli Europei Indoor, i Giochi del Mediterraneo e le Universiadi, motivo per cui mi ero imposto di dover dare il massimo in occasione dei Campionati Italiani Assoluti
Milano mi ha portato bene nuovamente, dopo il titolo vinto 4 anni fa, anche in quel caso a conclusione di un'annata contrassegnata da infortuni; le condizioni ambientali dell'Arena si sono dimostrate abbastanza proibitive, ma con la concentrazione ed i giusti stimoli sono riuscito ad ottenere questo salto di 8m e la vittoria.

Sei nel ranking dei primi 15 atleti della storia italiana ad aver ottenuto una misura dagli 8m in su. Cosa significa per te essere entrato un po' nella storia della tua disciplina e della tua nazione?

E' stata una soddisfazione pazzesca. Ci puntavo tantissimo, soprattutto perché nel frattempo ho studiato, mi son laureato ed ho fatto tante cose sino all'ingresso nel Gruppo Sportivo. Solo da allora è diventato una sorta di “lavoro” ed un impegno prioritario: questa misura speravo arrivasse poco dopo l'accesso nel Gruppo, mentre invece sono stati necessari 4 anni per ottenerla, complice il mio spostamento a Gorizia ed altri impegni di vita. Dato il lavoro svolto col mio tecnico e quanto stiamo condividendo, sono fiducioso che da adesso si possano programmare alcuni anni di atletica ad alto livello, puntando a migliorarsi progressivamente, soprattutto dato che la misura è arrivata in seguito ad un infortunio. In questa prestazione ci credevamo e sapevamo essere prossima, ma sino a quel salto era riposta nell'ambito del “potenziale”; ciò che mi preme maggiormente da oggi in avanti è riuscire ad essere in grado di saltare con medie più alte e maggior costanza.

A chi dedichi  il tuo titolo italiano?

Di certo a tutti coloro che mi hanno seguito, incitato e supportato, in particolar modo la mia famiglia, le Fiamme Oro e, senza ombra di dubbio, la mia ragazza che non è potuta essere presente fisicamente in occasione di questo mio traguardo.
Alessia mi ha sempre sostenuto in ogni momento, ed oggi, conclusa l'università e passato l'esame d'iscrizione all'albo degli Ingegneri, si è imbarcata per lavorare in mare nel Mediterraneo e nonostante la distanza non ha mai mancato occasione per farsi sentire accanto a me, motivo per cui volevo approfittare per ringraziarla anche da queste pagine per tutto il supporto che mi ha fornito in questi ultimi sette anni.

alessio-guarini-fiamme-oro-polizia-lungoIl giorno del tuo titolo italiano le Fiamme Oro hanno patito l'infortunio di Emanuele Abate, come l'hai presa?

Sinceramente ho reagito davvero male, non solo psicologicamente, perché lui è davvero un grande atleta sportivamente e non. Siamo stati tutti da lui in ospedale prima dell'operazione, intervento non tanto blando anche se pare sia andato nel migliore dei modi. Umanamente non si può non essergli vicino, anche da tifoso.

Torniamo al tuo modo di gareggiare. Nel tuo passato i risultati importanti sono sempre arrivati nelle gare in cui hai ottenuto sequenze di salti con misure progressive. Dipende da un tuo preciso modo di approcciarti alle gare?

In realtà accade sempre di avere la sensazione che la gara pian piano si debba accendere. In quelle occasioni un po’ tutti i partecipanti si trovano a vivere una situazione simile, meccanismo che induce gli avversari a rispondere di volta in volta al miglior salto sino al momento effettuato. C'è una importante componente psicologica, il mio allenatore me lo ricorda sempre quando mi racconta delle sue esperienze e sfide ad esempio con Donato. Mentre nelle gare di corsa i tentativi sono unici, nel salto in lungo la tensione e la psicologia giocano ruoli importantissimi sulle varie prove.

Un valido esempio di quanto ci dici è certamente la sfida di Andrew Howe e Irwin Saladino al Mondiale di Osaka 2007. Ricordi quella gara?

Come dimenticarla? Andrew sino all'ultimo salto era 5° e da 8.19 balzò ad 8.47m!
L'emozione fu enorme, nonostante la sconfitta di un azzurro, quando Saladino rispose proprio all'ultimo tentativo possibile ribadendo il proprio primato ritornando in testa di 9cm. E’ un video che guardo spesso! Al contempo mi ha fatto sorridere scoprire che quest'anno lo stesso Saladino si è fermato a 7,99m come miglior prestazione, quindi anche se di un solo centimetro è stata una piccola soddisfazione sapere di precederlo al momento nel ranking mondiale del lungo.


Sappiamo che tu ed Andrew Howe vi conoscete da un bel po', vero?

Sì, effettivamente ci conosciamo dal mio primo Criterium Cadetti a Fano, dove mi classificai secondo, proprio alle sue spalle. Già all'epoca appariva come un atleta di un livello planetario, in particolare per me che avevo iniziato a praticare atletica da pochi mesi ed ero alle mie primissime esperienze agonistiche. Chiusi la gara con 6,60m, mentre lui atterrò ad una misura incredibile di 7,52m, tanto che i miei genitori iniziarono a pensare che non fossi portato per la disciplina del Salto in Lungo costatando quasi un metro di divario tra me ed il vincitore! Per fortuna persone più addentrate nell'ambiente mi spiegarono che per la mia età la misura ottenuta non era affatto di scarso valore.

Ci racconteresti qualche aneddoto del tuo avvicinamento alla pratica dell'atletica e del salto in lungo?

Ho avuto la fortuna alle scuole medie di aver incontrato un professore fondamentale per il mio cammino e proprio pochi giorni fa l’ho chiamato per ringraziarlo di quel suo spunto e consiglio nell'indirizzarmi verso l'atletica, visto che io praticavo le arti marziali.
A 14 anni, credo fosse il 1999, a seguito di alcune prove in palestra ed di un confronto tra i miei genitori ed il professore stesso, mi ritrovai a partecipare ai Giochi della Gioventù a Gubbio. Da lì mi convinsi di volerla praticare assiduamente, così mi avvicinai alla Atl. Castenaso Celtic Druid. Successivamente decisi di cambiare squadra ed approdai al CUS Bologna, il quale però fallì e l'intero team maschile venne inglobato dalla Virtus Emilsider Bologna, la mia attuale società civile di appartenenza, prima dell'approdo, dopo 3/4 anni, al G.S. Fiamme Oro.

Ritornando alla tua guida tecnica, possiamo citare e ringraziare coloro che ti hanno seguito dal tuo avvio?

alessio-guarini-fiaamme-oro-polizia-lungAgli inizi sono stato seguito a Bologna da Massimo Masini, sino alla categoria Juniores, praticamente sino ai 18/19 anni; dopodiché sono passato sotto la guida di Marco di Maggio, allenatore di Ravenna, che ha seguito anche atleti di rilievo come Simone Bianchi, Manuela Levorato ed altri, trasferendomi a Cervia per 4 anni, continuando in parallelo a studiare, allenandomi di conseguenza non più di 4/5 volte la settimana. Decisi poi di tornare a Bologna col mio vecchio allenatore, per poi convincermi un anno e mezzo dopo di voler provare a fare un po' di atletica ad alto livello. Così mi trasferii nuovamente, questa volta a Gorizia, per arrivare alla mia attuale guida, ovvero Paolo Camossi, il cui assenso per questa collaborazione arrivò a marzo 2012, al seguito del quale mi trasferii in caserma prima di trovar casa.

Paolo Camossi è di certo uno dei grandi nomi della storia dell'atletica italiana. Cosa significa essere allenato da un personaggio che può vantare al suo attivo anche un titolo mondiale?

Ammetto che agli albori del nostro rapporto mi sentivo alquanto in soggezione, sia in funzione dell'idea di atleta che avevo di lui rispetto alla mia, sia pensando che per seguire me avrebbe sottratto tempo alla famiglia. Quando però mi ha progressivamente convinto che si sarebbe potuto costruire qualcosa assieme la soggezione è man mano svanita, anche grazie alla crescente abitudine all'idea di essere seguito da un ex Campione del Mondo. Oggi forse mi fa un po' meno effetto, ma non posso non pensare all'onore che ho, soprattutto quando lo vedo arrivare sui campi di gara ed in tanti lo fermano per salutarlo o richiedergli autografi ancora oggi.
La chiave più comica però (per non dire frustrante) la vivo in palestra quando, al momento della conclusione del mio allenamento, nonostante possa star fermo per mesi e mesi, si diletta nell'effettuare qualche serie di esercizi: è assurdo costatare che lui riesca ad iniziare con quelli che sono i miei carichi massimali! Ha una forza irraggiungibile ed è quasi imbarazzante.
Tornando a parlare seriamente, è davvero importante, se non fondamentale, poter avere un tecnico in grado di poterti mostrare visivamente come si esegue un balzo, un progressivo di corsa, uno stacco o un qualsivoglia esercizio, permettendomi di far miei quei movimenti e quegli schemi che si vanno ad implementare in una sorta di “copia-incolla”.

Se dovessi scegliere delle figure che sono state di maggior riferimento per te nel mondo dell'atletica avresti qualche nome da mettere in cima alla lista?

paolo-camossi-triplo-2001-italia.jpgPotrebbe sembrar retorico, ma uno dei più grandi atleti che io abbia amato in televisione, quando seguivo gli eventi internazionali, era il mio attuale allenatore, un atleta forte, grintoso e determinato; dopo averlo conosciuto ho imparato ad apprezzare anche la persona, come allenatore o come padre di famiglia, motivo per cui (come già detto) la stima nei suoi confronti è davvero tantissima.
Se dovessi invece indicare un nome non italiano non avrei dubbi nel citare Jonathan Edwards, coetaneo del mio tecnico, atleta che quando entrava in pedana pareva vivesse di una particolare aurea.
Questi personaggi meritano ancor più stima ai miei occhi non essendo mai stati coinvolti in problematiche legate al doping o questioni similari, perché in tale ambito io sono molto rigido e fiscale; personalmente non permetterei agli squalificati di poter tornare a gareggiare nell'atletica, tanto che molti miei idoli dell'età giovanile sono stati pescati nella rete e sono crollati istantaneamente ai miei occhi.

Far parte di un G.S. ti consente di essere vicino ai vertici dell'atletica italiana. Tu hai avvertito dei cambiamenti conseguenti il cambio di gestione alla guida della FIDAL Nazionale?

Effettivamente il cambio c'è stato, evidente e netto. A mio giudizio venivamo da una gestione che aveva un po' perso di vista alcuni punti importanti dell'attività sportiva.
A partire dal Presidente e dal suo entourage si nota la vicinanza, la conoscenza, l'attenzione nei confronti degli atleti, sia nel metterli in condizione di potersi allenare e gareggiare, sia nel metterli in condizione di conoscere dei parametri e criteri chiari e precisi per poter ottenere una convocazione nazionale. Quando si fa tanto e poi per decisioni economiche o soggettive si lascia a casa un atleta dopo i tanti sacrifici profusi, non si sta seguendo la giusta strada. Ribadisco che il cambio c'è stato e si nota più affiatamento e passione nell'operare.

Atleta delle Fiamme Oro con tanto di Laurea. Come hai vissuto la coesistenza di studio e sport?

alessio-guarini-lungo-fiamme-oro-campionNon è stato facile! Ma è una questione di priorità personali ed io ho scelto di sacrificare un po' la vita sociale o le perdite di tempo (come la TV o molte uscite con gli amici). In America le due cose camminano di pari passo, noi abbiamo ancora molto da fare in tal senso, soprattutto quando in quelle situazioni in cui capita di essere ostacolati dai propri docenti, come la mia vicenda negli anni del liceo. In pochi comprendono che c'è chi si impegna in un certo modo anche nell'allenarsi e che quindi necessità di un minimo di concertazione per programmare interrogazioni ed impegni scolastici con quelli sportivi.

Data la tua posizione e le notizie continue relative ad atleti macchiati dall'onta del doping, ci spieghi meglio il tuo punto di vista di questa piaga nell'atletica?

Beh, io quest'anno ho raccolto una vera e propria rassegna stampa relativa ai vari casi saltati fuori. Ho avuto modo di presenziare alla presentazione a Gorizia del libro di Sandro Donati ed ammetto di esser stato un po' sconvolto da quanto ascoltato perché molte notizie portano a pensare che nel mondo sia più volte stato iterato una sorta di doping di stato, coprendo talune situazioni dalle varie federazioni: già è grave l'azione individuale in tal senso, figurarsi addirittura la costituzione di un “sistema” nazionale!

La IAAF ha deciso di controllare tutti gli atleti in gara ai Mondiali di Mosca, sarai stato d'accordo...

Io sono pienamente convinto che siano i primi passi verso la giusta strada, anche se sarei più propenso all'incrocio delle analisi sangue-urine con quelle del capello che permettono di poter risalire con maggior dettaglio e lasso di tempo retroattivo a quanto assunto dal singolo atleta. Per non far perdere fiducia ed attrattiva all'atletica, che già è deficitaria di attenzione mediatica, le regole andrebbero rese ancor più ferree e rigide.
Non vorrei assistere nuovamente a scene in cui qualcuno viene trovato positivo, viene squalificato per quattro anni, scrive libri sui propri misfatti per poi venir reintegrato. Credo che almeno alle Olimpiadi simili personaggi non dovrebbero essere ammessi alla partecipazione, sarà che credo fortemente ancora nei temi di etica e morale che ruotano attorno allo spirito olimpico: la partecipazione di questi atleti non credo diano il giusto messaggio, soprattutto per le giovani generazioni.

Al di fuori della tua pratica diretta e personale, come vivi l'atletica in generale?

Oltre ad essere un atleta mi ritengo un appassionato di questo sport a 360°, quindi non solo della disciplina che pratico. Mi piace quotidianamente leggere i vari risultati conseguiti, soprattutto di chi conosco, non solo a livello internazionale, ma anche regionale e provinciale, in particolare con i ragazzini che vedo ogni giorno al campo, felice per i loro miglioramenti. E' bello essere sul campo, salutare tutti loro, i loro tecnici e chi ruota intorno all'atletica, sentendosi tutti alla pari, in quanto persone accomunate dalla medesima passione, quindi nasce quel feeling che induce ad una sorta di empatia nei confronti di tutti.

Cosa consiglieresti ad un ragazzino che si avvia verso la pratica dell'atletica leggera?

alessio-guarini-salto-lungo-fiamme-oro-pSicuramente non posso dire che il nostro sia uno sport facile, soprattutto perché contornato da numerosi sacrifici, sia che si sia impegnati nello studio o nel lavoro, sia che si faccia esclusivamente l'atleta, in particolar modo se ci si prospetta di voler arrivare ad un certo livello senza aiuti o scorciatoie. In più c'è da considerare la fragilità del corpo umano che, portato all'estremo, in particolare con le articolazioni, i tendini ed i muscoli, vive con il perenne spettro degli infortuni annidati dietro l'angolo, i quali - anche se un po' frustrante doverlo accettare - vanno sempre tenuti in considerazione.
In ogni caso è uno sport che vive di passione, soprattutto data la scarsa riconoscenza sul piano economico, complice il contesto di crisi finanziaria in cui versiamo che sta portando numerose società a smantellare o a dismettere parti del proprio organico, lasciando i Gruppi Sportivi Militari come unico baluardo, o quasi, per permettere agli atleti di potersi dedicare a tempo pieno ad allenarsi da professionisti ed ad alto livello.
Quello che è innegabile è che questo sport dà tantissimo, ti permette di girare molto, di conoscere tantissime persone, belle persone, con le quali condividere i momenti di gioia o anche di fatica con il caldo estivo o con la neve d'inverno. E queste sono esperienze che vanno provate!

 

Grazie ancora ad Alessio Guarini ed al Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro per la disponibilità offertaci, con l'augurio che risultati sempre migliori possano presentarsi nel breve, medio e lungo futuro.

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