Bondarenko Paradiso Formia

  • Formia (LT)

La scuola nazionale di atletica leggera, a Formia, conserva immutato tutto il suo fascino anche sotto il diluvio. Ne viene giù tanta, di acqua, in questo lunedì di gennaio. Ma a Bohdan Bondarenko, la nuova stella dell’atletica mondiale, il posto appare sempre per quello che è: un paradiso per atleti alla ricerca di se stessi. Lo sapevano Pietro Mennea e Sara Simeoni, che qui hanno costruito il loro mito. Lo sta imparando anche il 24enne ucraino, signore dell’alto, salito a 2,41 lo scorso anno a Losanna (stessa misura dell'oro iridato di Mosca) e oggi in Italia - fino al 9 febbraio - nell’ambito dell’accordo di interscambio tecnico tra Federazioni. “Qui tutto è perfetto. Potrò finalmente fare addominali sull’erba: a casa, a Kharkiv, dove divido l’uso dell’impianto con il calcio, non mi è consentito…”. Scherza, ma non troppo, Bondarenko: il padre Viktor, che gli è vicino, lo assiste e spesso arricchisce le risposte (tradotte da Sergey Derkach, il tecnico e papà di Darya, coinvolto nell’occasione). Il risultato è gradevole, e restituisce l’immagine di un ragazzo-campione distante anni luce dagli stereotipi dell’atleta dell’est.

Bondarenko, cosa è cambiato dopo il 2,41?

“Bella domanda – ride l’altista - ci devo pensare. Mah, in realtà non saprei dire con precisione, forse gli obiettivi. Lo scorso anno sono partito per migliorare il mio personale, che era fissato a 2,31. Quest’anno, è chiaro, punto al record del mondo. Dipenderà dalle mie condizioni fisiche, dall’evoluzione della stagione. Ma sì, è chiaro: voglio il record”.

Cosa va migliorato per riuscirci?

“Sicuramente la tecnica nella fase di passaggio dell’asticella. Le spalle spesso non sono in asse, e questo mi penalizza”. “Ma andranno curati anche gli aspetti psicologici – aggiunge Viktor – Bohdan deve abituarsi ad affrontare misure da record, per il momento ancora non riesce a gestirle sul piano emotivo”.

A quanto si arriverà?

“Io dico che presto saremo intorno ai 2,50 - continua il campione del mondo - si può fare, non credo sia una misura eccessiva, nel giro di 4-6 anni ci arriveremo. Il mio salto più alto in assoluto? Direi il 2,35 di Mosca. Ero alto, veramente alto, anche se non ho voluto fare rilevazioni video per capire bene quanto. So che lo era, e mi basta. Lo ammetto: è anche una questione di scaramanzia!”.

Il Mondiale indoor di Sopot (a marzo, in Polonia) è tra gli obiettivi dell’anno?

“No, non ci sarò. Niente stagione al coperto, come avvenuto già lo scorso anno. In passato mi sono sempre fatto male in sala, e alla fine non sono mai riuscito a presentarmi in condizione. Esordirò in primavera, e sarò sicuramente al Golden Gala, a Roma, il 5 giugno. Ho già un accordo su questo. Poi, ancora Diamond League, gli Europei di Zurigo, la Coppa del Mondo. Sempre con l’obiettivo di crescere nelle misure, se le condizioni generali lo consentiranno”.

Inclusi gli avversari, o no? A proposito, quali sono i più forti?

“Non lo so, in gara sono concentrato solo su di me e sull’asticella. Mi esalto nel gareggiare contro grandi atleti, ma è come se non fossero con me in pedana. Ho visto il 2,41 del russo Ukhov sul computer di Gianmarco Tamberi, qui a Formia, su Youtube. E’ un risultato fantastico, sono curioso di vedere cosa accadrà a Sopot”.

Nell’alto non c’è la dittatura di un solo atleta, come in altre specialità: come mai?

“Le conoscenze tecniche ormai sono diffuse su scala planetaria – interviene Viktor – questo rende difficile che un atleta domini”.

E il Bohdan ragazzino, aveva idoli in atletica?

“Veramente no. Ho sempre voluto essere solo me stesso. Posso solo dire che mi piaceva lo svedese Stefan Holm, faceva quello che avrei voluto fare io. In Ucraina, oggi, è diverso: i ragazzi sognano di diventare calciatori, vogliono essere le star che vedono alla tv. Ecco, vorrei che il mio sport fosse più presente sui media, che l’atletica fosse sullo stesso piano. E su questo Bolt è un aiuto. Fa spettacolo, attira l’attenzione. Mi piace, anche se personalmente preferisco vedere gare dove c’è concorrenza”.

In Ucraina, in questi giorni, si manifesta per l’Europa.

“Devo essere sincero: non seguo le questioni politiche, quando sono all’estero mi isolo da tutto, cerco di concentrarmi solo sul lavoro. Davvero non saprei dire”. (Va chiarito che Bondarenko ha dato questa risposta lunedì scorso, prima che la situazione a Kiev degenerasse con gli scontri di piazza di ieri, ndr).

L’atletica è uno sport che induce alle rinunce? A cosa rinuncia, Bondarenko, per saltare in alto?

“A niente. Faccio esattamente quello che mi piace, e ho tutto quel che voglio. I miei hobby? Mi piace leggere, e qui a Formia ho portato con me il “Codice Da Vinci”, di Dan Brown. Poi, amo pescare, ma non al mare, sono esperto di pesca nei fiumi, quindi non ho ancora sfruttato Formia da questo punto di vista... E poi voglio andare a Roma, uno di questi giorni”.

Com’è il rapporto con l’Italia?

“Speciale, senza dubbio. Qui da voi ho partecipato alla prima gara all’estero della mia vita, gli Youth Games di Lignano Sabbiadoro, nel 2005. Arrivai secondo dietro Riccardo (lo chiama confidenzialmente così, si tratta di Riccardo Cecolin, ndr), fu un’esperienza fantastica. La prima parola straniera che ho imparato a dire è stata “Buongiorno”. Conosco molti saltatori italiani, e con alcuni di loro ho anche gareggiato: i fratelli Ciotti, Filippo Campioli, Silvano Chesani, Gianmarco Tamberi, con cui ho passato qualche giorno qui a Formia. Lui è speciale, tutti aspettano di vedere come si presenterà in gara: con mezza barba, i capelli azzurri…(ride divertito). Lo scorso anno, a Rovereto, ho conosciuto anche Sara Simeoni: ho una foto con il suo autografo”.

Marco Sicari

Fonte: www.fidal.it

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