Bydgoszcz, la città sempre in scena

  • Europa

di Giorgio Cimbrico

In una vecchia barzelletta inglese, che pare abbia solide fondamenta nella realtà, il volontario polacco, rifugiato in Gran Bretagna dopo l’invasione tedesca della sua patria e corso subito ad arruolarsi nei reparti di Polonia libera, va alla visita medica e quando il medico comincia ad indicare con la bacchetta lettere sul tabellone per la misurazione della vista, ha qualcosa da chiarire: “Ehi, ma quelle non sono lettere, quello è il cognome di un mio amico”.

I nomi polacchi, un intrico di consonanti, una carestia di vocali, hanno sempre creato problemi in fase di scrittura e, un tempo, di dettatura quando i pezzi non venivano affidati alle ali veloci di Internet ma alla pazienza degli stenografi e dei dimafonisti. Ma c’è una località ormai così entrata nel consueto dell’atletica da non obbligare a consultazioni o a creare dubbi sulla grafia: è Bydgoszcz, 400.000 abitanti, capoluogo della Culavia Pomerania, Polonia nordoccidentale, che non appena viene messo all’asta un avvenimento alla sua portata si mette in lista e molto spesso la spunta.

In questi ultimi 17 anni Bydgoszcz ha conquistato e messo in scena i Mondiali giovanili del 1999, la Coppa Europa del 2004, i Mondiali juniores del 2008, i Mondiali di corsa campestre del 2010 e del 2013 e la settimana scorsa, quando Roma ha avuto in sorte la Coppa del Mondo di marcia, in calendario a Cheboksary, ha rilevato Kazan nell’organizzazione dei Mondiali juniores, oggi etichettati come Under 20. Come è noto, il bando che ha colpito la Russia è esteso anche agli eventi che dovevano essere ospitati.

Come nasce questo amore di Bydgoszcz per l’atletica? La domanda può avere una serie di risposte. Innanzitutto, è la città natale di Teresa Ciepla-Wieczorek che trasformò il bronzo in staffetta di Roma ’60 in oro a Tokyo quattro anni dopo (del quartetto faceva parte anche una giovane irena Kirszenstein, non ancora Szewinska) sfiorando la doppietta: nella prova d’addio degli 80hs Teresa finì sulla stessa linea, 10”5, della Ddr Karin Balzer che ebbe la meglio per l’inezia di cinque centesimi. Per il club cittadino, lo Zawisza, fu tesserato Zdzyslaw Krzyszkowiak (in questo caso la scrittura è avvenuta lettera per lettera, con il timore di saltare qualche zeta, di accantonare qualche ypsilon) che, dopo la doppietta 5000-10000 agli Europei di Stoccolma 1958, divenne campione olimpico delle siepi a Roma. Lo stadio porta il suo nome.

In realtà, la passione di una città è anche la passione di un paese che, tra lutti, tragedie, guerre, spartizioni, occupazioni, fame, all’atletica ha dato tutto: velocisti e velociste, ostacoliste, mezzofondisti, saltatori in verticale e in orizzontale, lanciatori e lanciatrici di ogni sorta di attrezzo. Non resta che iniziare a riempire le caselle (Marian Woronin, Teresza Sukniewicz, Grazyna Rabstyn, Jacek Wszola, Wladislaw Kozakiewicz) lasciando a chi leggerà questa storiella il duro compito di completare l’opera.

Di Bydgoszcz, luogo natale di colui che l’Avvocato battezzò Bello di Notte (Zibì Boniek), va ancora detto che salutò gli esordi, non sempre vincenti, di Genzebe Dibaba e di Christian Taylor, che vide la galoppata solitaria, sotto i 14’30”, di Paula Radcliffe, che laureò al parco Myslecinek Japhet Korir come il più giovane vincitore della prova seniores ai Mondiali di corsa campestre, che annotò nel 2010 il record mondiale portato da Anita Wlodarczyk a 78,30. Capitò nel meeting che ogni anno compare in calendario. Bydgoszcz, la città in amore, è sempre in scena.

Fonte: www.fidal.it

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