Con anima e corpo al Circeo Trail

  • Lazio
  • Sabaudia (LT)

di Aldo MartucciRicordi? Te ne ho parlato per qualche settimana del Circeo Trail. Ora, libero da retro pensieri, posso ammetterlo: volevo che partecipassi senza chiedertelo esplicitamente. Conoscevo, infatti, tutti i disagi logistici, tecnici e personali che avrebbero colorato di “bruttezza” la tua anima rischiando così di portare a Sabaudia solo il tuo corpo, ossequioso del solo desiderio di accontentarmi. Ciò non poteva bastarmi, evidentemente. È come se avessi chiesto al tuo corpo di mettersi in movimento senza la tua anima. Come ogni bambino certamente sa, anch’io sono consapevole che anima e corpo sono inscindibili. Dovevo dunque liberare la tua anima dai disagi. L’abbiamo fatto combattendo come crociati, possiamo esserne orgogliosi.

Adesso, siamo qui a Sabaudia insieme ad almeno altri 1000 nuclei anima-corpo che, come noi, devono soddisfare l’indicibile esigenza di vivere la magia di questo paradiso del Parco Nazionale del Circeo. Forse per eccesso di frenesia, ma senza preoccuparmi, siamo appena scesi e già ci siam persi di vista. La gente è tanta, i colori sono tanti; su tutti domina quello verde, quello del bosco che, imponente, si sviluppa lì al lato. Ognuno di noi, durante il riscaldamento, approccia una brevissima escursione li dentro, quasi impaziente di rimanerne inghiottito. Il colore rosso intenso del gonfiabile e delle magliette del corposo staff di collaboratori monopolizza, invece, gli infiniti colori del parterre dell’area partenza/arrivo.

Ho appena intravisto Antonello, non posso pretendere di più; sò bene quanta emozione gli comprime il petto, in questi momenti. In attesa della partenza mi giunge un saluto sulle frequenze di una voce che conosco: è quella di Sara, una voce unica. Terzo sparo, siamo partiti come morsi da una vipera nelle parti più intime. Sappiamo di dover sfruttare questo tratto asfaltato iniziale perché presto dobbiamo fare i conti con un fondo ben più impegnativo. Il gruppo si è appena allungato, riesco a scorgerti, hai posto già circa 100 metri fra noi. Non posso ancora leggere segnali dal tuo corpo, ti vedo ad intermittenza e ancor meno ti vedo ora che il lungo serpentone viene deviato su quella stradina sterrata laterale che conduce al bosco, con il fondo in sabbia sciolta e soffice. Ogni volta che ti rivedo sei più vicina, segno che sto recuperando. All’ingresso nel bosco ti affianco e finalmente posso vedere nitidamente i movimenti del tuo corpo, le sue espressioni. Fin dai primi riscontri capisco che non si muove da solo, è come stesse facendo da tramite fra la tua anima e la bellezza della natura, del contesto, di quello che stai facendo. Un felice esempio di microcosmo, insomma, in perfetta simmetria con il contesto. Anche i miei ultimi, latenti dubbi circa l’opportunità di invogliarti a fare una gara del genere cominciano a dissolversi.

Mi aggiungo al tuo microcosmo per andare insieme ad esplorare le tante facce di quell’incredibile ambito di natura. Talvolta mi sembri preoccupata per quello che stai facendo, come se temessi di pregiudicare la preparazione della tua maratona. Sobbalzo quando mostri di risentire dell’appoggio su quella radice che emergeva dal fondo. Con quella corta discesa in curva dietro la quale ci aspetta la riva del lago si conclude il primo attraversamento del bosco. Ti notizio a dovere della cosa, in particolare, senza fartene motivo di preoccupazione, ti aggiorno che da qui comincia il tratto più duro del percorso: sabbia sciolta, senza alcuna possibilità di evitarla, nemmeno per un metro, nemmeno per un secondo. Ti faccio strada su questo tratto, precedendoti quanto basta per individuare e indicarti la migliore traiettoria da seguire. Più volte traggo segnali di grande perplessità nei tuoi movimenti ma mai quelli propri della rinuncia e questo fa di te l’atleta che conosciamo e apprezziamo tutti.

Come ogni cosa anche questo tratto così duro è finito, ci addentriamo nuovamente nel bosco. Qui il fondo è reso morbido anche dalla spessa coltre di aghi di pino e, con il gruppo ormai diluito, si respira anche meno polvere di prima. Mi piace non poco constatare che le chiome degli alberi schermano il sole rendendo quasi ideale il microclima per noi che stiamo qui sotto bruciare le ultime riserve di energia. Continuo a farti strada e ad imprimere più tono ai miei incitamenti dopo quella informazione, con valore di sentenza, che mancano circa 2 km all’arrivo. Continui a seguirmi, senza cedimenti, a giri costanti, seppur elevati. Mi allungo nuovamente cercando imprimere più vigore alla nostra falcata e, prima di accorgermi che non mi hai seguito, scorgo lì in fondo, davanti a me, quella bravissima e forte atleta che ci ha superato come un treno in corsa al primo ingresso del bosco.

Materializzo che è arrivato il momento più significativo della gara. Aspetto quei pochi secondi per farmi sopraggiungere e darti la bella notizia, con voce gasata ma severa. Non credo di aver finito di profferire il tutto che tu, come mossa da una energia che forse nemmeno sapevi di avere ancora dentro, aumenti l’andatura. Manca meno di 1 km all’arrivo ma ritengo che sia sufficiente per andarla a prendere e superarla. Doso tempo, distanza e energia residua impostando il passo al quale ti adegui senza indugio, dandomi conforto e fiducia. Non smetto di osservare la tua azione, le tue espressioni. Sono quelle di un predatore che ormai ha la consapevolezza di aver avuto la meglio sulla preda.

Siamo ormai all’aggancio. Per diverse decine di metri vi osservo ancora con più attenzione, mentre le vostre spalle a tratti si sfiorano. Per questa volta tu hai qualcosa in più e te ne vieni via per involarti verso il traguardo. Hai dato tutto e in questi 500 metri finali il tuo corpo è alla disperata ricerca di trovare al suo interno, da qualche parte, le energie che ancora occorrono. In questo frangente credo che si stia giovando molto della complicità della tua anima che, ormai scevra di acque stagnanti nelle proprie profondità, ha iniziato a pulsare motivazione e gratificazione fino all’arrivo tra due ali festanti di spettatori amanti dello sport e della natura.

Il resto è un Simposio tra anima e corpo, ancora una volta vincente, ed il teatro è una festa sapientemente organizzata da amici che dispongono, oltre che di ogni competenza e passione, anche di un palco unico.     

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