Daniele Greco: ''Siamo atleti, quindi siamo uomini e con dei limiti''

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di Carlo Cantales

Da poco eletto come “il miglior atleta dell'anno assoluto maschile” della Federazione Italiana di Atletica Leggera, il Campione Europeo Indoor in carica nel Salto Triplo, Daniele Greco, condivide con i lettori di AtleticaLeggera.org un po' di se, di questo 2013 e della sua atletica.

Ciao Daniele, ben approdato su AtleticaLeggera.org e grazie a te ed alle Fiamme Oro per averci concesso la possibilità di intervistarti.

Ciao a tutti e grazie a voi per avermi invitato in questo spazio.

Da poco sei stato insignito del titolo di “atleta dell'anno” dall'atletica italiana. Cosa ha significato per te questo premio dopo la stagione 2013?

Beh, è stata sicuramente una grandissima soddisfazione, soprattutto per le modalità con le quali è stato assegnato e perché mi ritrovo ad essere inquadrato come l'atleta più rappresentativo del movimento italiano per questa stagione. Ne sono davvero orgoglioso e spero che tale conferimento possa essere uno stimolo per tutti coloro che concorreranno in futuro e, in particolar modo, per coloro che seguiranno negli anni alla mia proclamazione.
Questo premio sono convinto che sarà inoltre un ulteriore stimolo per noi atleti non solo strettamente in gara con le nostre prestazioni, ma anche al di fuori, in particolar grazie al meccanismo studiato che prevede un peso nella valutazione del 50% da parte di una commissione di prestigio e competenza, e per il restante 50% da tutti gli appassionati e fruitori della rete e dei social network, accrescendone quindi il valore e l'onore che consegue.
Ringrazio quindi anche la FIDAL per aver istituito questo premio, oltre che a tutti coloro che hanno deciso di votarmi.

Premio sicuramente sudato e meritato: nonostante la parentesi di Mosca, quanto pensi abbia influito la medaglia d'oro di Goteborg?

A mio parere ciò che più di ogni cosa ha pesato nella decisione è stato il risultato tecnico indoor di quest'anno, quindi non solo per la vittoria del titolo europeo, ma soprattutto per la misura di 17,70m; ho metabolizzato l'episodio di Mosca, si vede che doveva andare così, soprattutto tenendo ben presente che la misura di Goteborg è rimasta la seconda dell'anno al mondo.
A quel risultato sono seguiti anche due importanti secondi posti ottenuti in altrettante tappe della Diamond League e, in partocolare, la piccola soddisfazione di aver lasciato dietro in quelle circostanze atleti del calibro di Pichardo e Thamgo. Infine non dimenticherei anche i risultati precedenti della seconda parte del 2012 che constano di un  quinto posto Mondiale ed quarto posto ad un'Olimpiade.

Di certo l'Europeo Indoor ed il Mondiale Outdoor si sono rivelati gli estremi opposti di questa stagione: come li hai vissuti?

E' innegabile che siano stati quelli i due capi opposti del 2013!
Il primo è stato certamente un momento in cui si è stati più ripagati dopo i tanti sacrifici profusi negli anni, capace di galvanizzarci a tal punto da ripartire già dal giorno dopo per riprendere a lavorare in vista degli appuntamenti seguenti.
Anche Mosca ci ha dato un nuovo stimolo, ci ha portato a confrontarci con gli imprevisti, ci ha ricordato che sono da mettere sempre in conto, ci ha fatto capire che le motivazioni e la grinta ovunque si possono trovare ovunque per avere nuove spinte e necessità di riscatto per il futuro: di certo ho intenzione di sfruttare tutto ciò nei prossimi appuntamenti importanti, a partire dai mondiali di Sopot in Polonia tra qualche mese.

Tanto lavoro e tanti sacrifici per ottenere risultati a livello nazionale ed internazionale: cosa c'è stato alla base?

Costanza, tenacia e lavoro.
Per fortuna si è sempre lavorato puntando a degli obiettivi, mirando in alto, mettendoci il massimo, credendo in quel che andava fatto e portando con se quell'ambizione che deve aiutare a sognare – visto che non è proibito, anzi... – e mantenendo i piedi saldi a terra, senza sfociare mai nella presunzione.
Ho imparato a ricordare sempre che siamo atleti, quindi siamo uomini, con dei limiti, con la nostra fragilità e la possibilità di fare errori, senza contare che non tutto può andare come si vuole o si programma. Ciò che però deve rimanere sempre fermo nei propri pensieri è che c'è sempre qualcuno più bravo di te e devi allenarti se ambisci a superarlo.

Hai usato il verbo “sognare”, una parola fondamentale, soprattutto per chi è partito da Galatone nel 2003 per arrivare alle Olimpiadi di Londra 2012. C'è un messaggio che ti piacerebbe mandare ai giovanissimi che si avvicinano all'atletica e allo sport?

A prescindere dalle nostre terre e dai loro limiti, in particolare da quelle che sono le possibilità e le infrastrutture che ci offre, l'unico cardine da tener sempre intatto è la perseveranza nel puntare al proprio obiettivo, condita anche da un bel pò di testardagine, vivendo tutto ciò che si fa con amore e passione, cosicchè da trasformare la fatica, i muri, gli ostacoli insormontabili o le situazione impossibile in banalità e piacere.
Non mi sono mai preoccupato sin da ragazzo dell’idea di mettermi in scooter, percorrere 25km sotto la pioggia, allenarmi sotto un acquazzone e ripetere il viaggio d’andata per tornare a casa senza che smettesse mai di piovere. A me non ha mai pesato e, al contrario di quanto potessero dire tutti coloro che mi additavano come “pazzo”, non mi appariva neanche strano… Tutti i sacrifici fatti sono stati ripagati e continuano ad esserlo!
Ogni ragazzo dovrebbe vivere così, con tanta gioia e desiderio di ottenere il massimo, pensando al benessere del proprio corpo, cui sommare l’amicizia, la socializzazione e la capacità di star con gli altri che lo sport insegna e regala; con i giusti insegnamenti di rispetto e lealtà, nei confronti degli amici e degli avversari, non si può che crescer bene e forti.

Altri due riferimenti: “crederci” e “socializzare”. Credere nei propri mezzi, ma soprattutto imparare quanto uno sport all’apparenza individuale sappia essere, proprio grazie al gruppo d’allenamento, un grande sport di squadra.

L’Atletica è da intendersi come sport individuale solo ed esclusivamente in gara, quando si è da soli a correre, saltare o lanciare, ad affrontare uno o più avversari sotto gli occhi di chi assiste.
Nessuno deve mai dimenticare di avere sempre bisogno degli altri, di avere un gruppo alle spalle, un allenatore, degli avversari, degli affetti, delle amicizie, … tutto quello che ti sprona in allenamento e non solo!
Non saprei se definirlo sport di squadra, ma come dicevo in precedenza di certo l’atletica è e deve essere uno sport di gruppo e di ampia “socializzazione”.

Come ben dicevi, alle spalle di un atleta c’è un mondo, composto da tante cose e persone: una squadra, un gruppo, allenatori, dirigenti, amici, etc… a partire dal tuo tecnico, Raimondo Orsini, per finire col Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, chi ha contribuito ai successi della tua vita sportiva?

Dovrei dire “tutti”!
Certo, senza ombra di dubbio prima di ogni altro c’è il mio allenatore, la figura che in primis mi ha saputo dare e che ha saputo farmi appassionare a questo sport, oltre che portato ai risultati odierni; a lui si è aggiunta la mia ragazza, Francesca Lanciano, con la quale condivido persino la passione per il salto triplo.
Mi sembra però doveroso ringraziare in ogni occasione la mia famiglia, coloro che mi hanno da sempre incoraggiato, spronato e fatto sentire che qualcuno credeva ciecamente in me, forse anche sognando il giorno in cui mi sarei potuto affermare.
Dovrei citare davvero tantissime persone, tutti quegli affetti che mi hanno accompagnato e mi accompagnano ancora oggi, ma su tutti devo ringraziare la mia nuova famiglia - dato il clima che vige tra di noi – ovvero quella del Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro, della quale sono entrato a far parte dal 2008 e col quale davvero mi sento a casa.

Cosa rappresenta per te la Polizia di Stato, oltre alle garanzie ed alle strutture che ti mette a disposizione per poterti allenare?

La Polizia di Stato è un’istituzione e farne parte è un vero onore. Come dicevo però, spesso la vivo più come una famiglia, un luogo sicuro, che mi ha saputo aiutare e supportare nel crescere umanamente e sportivamente, giorno dopo giorno, condividendo fatica, successi e delusioni.

Ultimamente si parla meno di attività e più di “doping”, una piaga del mondo sportivo. Qual'è la tua visione in merito?

Mi piace inquadrare il doping come uno dei segnali dello stato in cui versa la nostra società, non mi limito a considerarlo solo parte dello sport.
Oggi vige la corsa ai beni materiali, alla fama, al dio denaro, dimostrando che il nostro tempo vive anche di una moltitudine di uomini deboli.
Il doping come dicevo è solo una delle forme del degrado in cui viviamo, io lo ritengo paragonabile – non con l'intento di sminuire, anzi... – alle truffe, ai raggiri o alle aggressioni di cui sentiamo quotidianamente parlare nei telegiornali e che, traslati nello sport, fan si che si manchi di rispetto alle persone, alterando se stessi ed il proprio corpo.
Di certo è un problema da estirpare dalla radice, da condannare senza mezze misure, da combattere in ogni sua forma, ma che mi rendo conto non sconvolge se relazionato al contesto nel quale lo sport è immerso, visto che purtroppo di “marcio” ce n’è tanto nella realtà d’oggi.
Sono convinto che gli atleti scoperti positivi purtroppo sono solo le foglie di un albero, un albero appunto “marcio”, che vedrà cadere queste foglie malate, ma continuerà a generarne di nuove e sempre più resistenti se ad esser curato non saranno il tronco e le radici da cui nascono.
Non è tanto chi si dopa, ma chi vi gira attorno a danneggiare i messaggi che lo sport manda e/o dovrebbe mandare.

E per quanto concerne le sanzioni?

Non credo sia semplice dare una risposta a riguardo, ma nei confronti dei colpevoli mi comporterei come da mia abitudine di vita, da profondo credente, non avendo soprattutto le competenze necessarie per discutere di tali argomenti: preferisco confidare nella filosofia del perdono, avendo compassione nei confronti di chi si macchia di tale onta, a patto che vi sia un profondo ricredimento e ripensamento per quanto fatto di sbagliato.
Di certo sono gli Enti preposti a dover stabilire sanzioni o procedimenti disciplinari nei confronti degli atleti rei, nonché a giudicare l’eventuale volontà a ritornare sui propri passi e chieder perdono, agendo ove necessario con grande severità.
Ci tengo però a sottolineare che la macchina dell’antidoping non deve limitarsi a colpire i soli atleti, ma deve scavare a fondo intorno a loro, facendo pulizia in quel sottobosco che, continuando ad operare con tanta veemenza e capillarità, rischia solo di affondare definitivamente un mondo che potrebbe davvero aiutare a migliorare la società e le singole vite che viviamo.

C'è una storia, un evento o un ricordo dal significato particolare per te e che vorresti condividere con i nostri lettori?

Sicuramente, vorrei lasciare a tutti la visione di questo video, quello della storia di Derek Johnson ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992. Ho scoperto da poco questa vicenda, con la quale mi sono sentito in profonda empatia, ripensando proprio a Mosca, allorquando ho provato in ogni modo a rimanere in pedana e tentare di saltare. Restai 20 minuti in campo, sperando che la gamba mi permettesse anche solo un salto, stringendo i denti in ogni modo, un pò come lui che, accreditato come possibile vincitore di una delle medaglie nei 400m maschili, dopo 150m di gara fu costretto ad accasciarsi a terra a causa di un infortunio. Nonostante gli avversari fossero tutti arrivati al traguardo ed i sogni di gloria fossero svaniti, si rimise in piedi, onorando la sua maglia e la sua presenza all’Olimpiade, quasi trascinandosi sino all’arrivo, sostenuto dal padre, sceso dagli spalti per supportarlo in quel momento di grande sofferenza.
Questo video mi ha toccato molto, forse perché rispecchia molto il modo in cui vivo lo sport e l’atletica.

http://www.youtube.com/watch?v=n0QhLvvVYQU

Siamo in periodo di feste: un augurio da Daniele Greco.

Colgo l’occasione per lasciare a tutti gli utenti di AtleticaLeggera.org un augurio per un buon anno nuovo, sperando che tutti possano aver trascorso un sereno Santo Natale, ma soprattutto auspicando che ognuno possa capire fino in fondo quanto sia importante l’amore in ogni sua accezione: nella nostra vita, nelle nostre famiglie e nella nostra società, come da insegnamento del Signore.

Grazie ancora da parte di tutta la redazione a Daniele Greco per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato, augurando a lui ed a tutto il Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro i migliori risultati per questo appena iniziato 2014

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