Essere pronti e preparati con la testa oltre che con le gambe

Certi obiettivi da raggiungere prevedono un lungo viaggio, trattasi di sfide impegnative che comportano una solida preparazione non solo fisica ma soprattutto mentale. E’ necessario innanzitutto arrivare alla conclusione che l’impressa sia fattibile e poi impegnarsi con metodo e costanza. Questo è quello che è successo a un ragazzo che ha voluto preparare una gara di corsa a piedi della lunghezza di 100km. Così dice relativamente a questo tipo di gara: “Erano almeno due anni che coltivavo l’idea di partecipare a questo evento, chiamarla gara sarebbe troppo riduttivo, ma per affrontare questo tipo di sfide bisogna essere pronti e preparati soprattutto con la testa oltre che con le gambe.”

Infatti trattasi di una sfida e necessita un periodo di tempo in cui la persona senta di poter fare, di potersi impegnare, di poter investire tempo necessario, occorente per la preparazione di che trattasi. Una volta deciso di intraprendere tale strada, una volta aver raggiunto la consapevolezza di voler fare tale percorso si inizia a programmare l’attività in vista di tale gara, inizia infatti un lungo viaggio, ecco cosa dice a proposito: “Inizia così un lungo viaggio di 5 mesi che mi porterà alle 15.00 di un sabato di fine maggio a percorrere i 100km che separano Firenze e Faenza attraverso l’Appennino.”

Il viaggio si conclude con il portare a termine sia la preparazione che l’intera gara, cioè raggiungere l’obiettivo prefissato e sentire l’effetto che fa giungere a tale traguardo, ecco cosa ci dice: “il lungo viaggio me lo sono proprio goduto, quasi 2.200 km correndo tutti i giorni, alcune uscite anche di 50km su e giù per il Gargano.”

Ma può succedere che durante il lungo viaggio ci siano degli imprevisti, degli ostacoli che rischiano di compromettere la preparazione e l’esito dell’impresa, quindi bisogna essere pronti a far fronte a qualsiasi sorta di imprevisto ed essere anche disposti ad annullare l’impegno se ci sono motivi ostacolanbti non superabili, ma ecco cosa è successo: “La preparazione procede benissimo ma a fine aprile un dolore al ginocchio pregiudica la preparazione dell’ultimo mese ed inizio a temere davvero di non potercela fare. Ma ormai manca poco al 24 maggio e voglio provarci lo stesso, spero che il ginocchio tenga.”

Arriva il giorno della gara e qui bisogna esssere pronti ad affrontare la strada, a gestire la fatica, ad essere attenti ed ecco quindi la partenza raccontata dall’interessato: “Arriviamo a Firenze, abbiamo tutto il tempo a disposizione per concederci un piatto di penne al pomodoro, poi iniziamo a cambiarci, entriamo nella griglia di partenza, siamo con altri 2300 pazzi che condivideranno con noi questa fantastica esperienza. Ore 15.00 il via! La partenza è molto lenta, siamo indietro nel gruppo, all’inizio si cammina, fa molto caldo, il sole picchia.”

Si è nel mezzo della gara con tutto ciò che comporta, l’attenzione ai risotiri, le pendenze, la stanchezza, l’abbigliamento: “non voglio saltare neanche un ristoro e fa parecchio caldo. Ecco la prima salita, oltre ad acqua e sali inizio ad assumere anche solidi ai ristori, c’è pane e marmellata, biscotti, banane, mele, pane.”

Il percorso è lungo bisogna essere pronti a tutto al cambio di temperatura si parte di giorno e non si sa quando si arriva, ci sono salite, discese, c’è caldo, freddo, c’è giorno , si corre anche di notte: “Siamo partiti con il sole alto e adesso è tramontato, penso a Faenza e se arriverò prima che sorga di nuovo. Sono le 21.30, siamo al 48°km a quasi 1000mt, qui è previsto oltre al ristoro ed al controllo chip, ‘il cambio abito’, in una tenda ci sono gli zaini che ognuno di noi ha lasciato alla partenza, sono fortunato il mio lo trovo molto facilmente, tolgo la canotta e indosso la maglia a manica lunga, il giubbottino leggero e soprattutto la lampada frontale che mi farà luce nella notte, è già buio. Inizia una lunga discesa, è la prima volta che corro con la lampada frontale, provo lo stesso entusiasmo e le stesse emozioni di quando ero bambino alle prese con un nuovo giocattolo, non c’è la luna ed il cielo è stellato, ho preso il cellulare dallo zaino, chiamo mia moglie, la rassicuro delle mie condizioni.”

La bellezza delle sensazioni che si sperimentano in una gara di lunga distanza, si contattano le sensazioni sperimentate da bambini, si contattano i bisogni di contattare i propri affetti, le persone di riferimento, è un esperienza ricca, non solo di fatica fisica ma anche di ricchezza interiore. Ma la corsa continua, passano i chilomentri, la fatica viene un po’ rimossa, messa da parte con i pensieri, e intanto si va avanti: “ultimi 30km, ormai il gruppo si è sfilacciato e si corre da soli, ma sono allenato anche a questo, quasi tutti i miei allenamenti li ho fatti da solo, mi fanno compagnia tutti gli amici, so che mi stanno pensando e molti sono attaccati al PC a controllare i passaggi.”

Si va avanti anche con una sorta di allenatori interni, con il pensiero che tanti fanno il tifo, tanti ti sostengono a distanza, tanti aspettano di sentire che sei arrivato, che stai bene, che hai fatto una bella esperienza, che hai raggiunto il tuo traguardo.”Si sta avvicinando il raggiungimento dell’obiettivo e si è convinti che niente può impedire tale sogno ed infatti quando il ginocchio si fa sentire, busssando attraverso segnali di dolore ecco cosa si è disposti a fare: “Improvvisamente una fitta al ginocchio, strani pensieri iniziano a girarmi per la testa, c’è ancora parecchia strada da fare, inizio a zoppicare e mi viene in mente una frase del libro di Dean Karnazes che mi ha prestato il mio amico: ‘Corri quando puoi, cammina quando devi, striscia se serve; ma non mollare mai.’ Giuro che ero pronto a strisciare se fosse stato necessario per arrivare a Faenza! Per Fortuna però il dolore è intermittente e decido di tenere la ginocchiera nonostante il fastidio che mi provoca ormai al limite della sopportazione.”

Si può riuscire a gestire un imprevisto se si è è convinti di potercela fare e se si mettono in atto delle strategie valide e distrattive: “Le sensazioni sono ancora buone nonostante siano oltre 9 ore che corro, i miei traguardi intermedi sono i banchetti dei ristori, c’è gente fantastica a presidiarli, tutti volontari, scambio qualche frase con loro e via riparto ma ogni volta che mi fermo e riparto il ginocchio mi fa sempre più male.”

Il dolore non scompare, bisogna conoscersi bene per non rischiare di farsi del male e capire se è il caso di andare avanti, ecco cosa succede: “ce la farò, 80° inizio a sentire dolore anche ai piedi, soprattutto al destro, il dolore che mi porto dietro da ottobre inizia a diventare insopportabile ma ormai ho percorso 80km e ne mancano 20 all’arrivo, sono consapevole che ce la farò, è solo questione di tempo, inizio ad inserire ogni tanto qualche centinaio di metri di cammino per riposare un po’. A Brisighella (88°km) sono esausto, il ginocchio mi fa male soprattutto quando dal cammino passo alla corsa, il piede è anestetizzato, non lo sento più, sento la scarpa che stringe parecchio credo si sia gonfiato e circoli meno sangue, iniziano così i 12km più lenti della mia vita podistica. Cammino dal ristoro fino all’uscita del paese, ogni volta che riprendo a correre sento male al ginocchio, vorrei continuare a camminare ma con due rapidi calcoli mi rendo conto che ci vorrebbe troppo tempo ed in quel momento il desiderio più grande per me è arrivare il prima possibile per smettere di correre, mi faccio forza e cerco di ridurre al minimo i tratti di cammino.” Si è agli estremi, forse è qui che inizia la vera sfida, ma che fare da una parte ci si può far del male, dall’altra parte si è ad un passo dal raggiungere il sogno alla fine di un lungo viaggio, bisogna conoscersi e sapere a cosa si può andare incontro: “Il successivo ristoro sembra non arrivare mai perché si trova al 95° circa. Afferro un bicchiere d’acqua, i volontari mi incitano, mancano 5km a Faenza ma con 95km nelle gambe anche 5 miseri km sembrano interminabili, maledico il giorno che mi sono iscritto e mi riprometto di non rifarla mai più!”

Succede sempre così nei momenti di sofferenza, ma: “ormai è fatta. A 2km dalla fine si entra nel paese, spengo la frontale e la metto in tasca, ormai è fatta, 98km e corro ancora, sono appena passate le 4:00 del mattino, è ancora buio, ho vinto la scommessa col sole, arriverò prima io del suo sorgere.”

Il viaggio è lungo, è la metafora della vita si attraversano gioie e dolori: “L’ultimo km è qualcosa che non si può descrivere, un misto di gioia, soddisfazione e sofferenza, penso ai tanti km fatti, al magnifico viaggio iniziato 5 mesi fa e che sta per terminare. Ultimi 400mt inizia la volata, ho un tizio davanti e non voglio mi rovini la foto dell’arrivo, lo supero a 200mt dal traguardo, sorrido al fotografo e passo sotto l’arco di arrivo, esausto ma soddisfatto! Alzo le braccia al cielo, ce l’ho fatta, contro il ginocchio, contro il piede, sono fiero di me mentre una ragazza mi mette la medaglia al collo e mi dice ‘bravo!”

Tutto passa, tutto arriva, passa il lungo viaggio fatto di allenamenti, di fatica, di sogni, di sofferenza, passa la lunga gara fatta di tanti momenti di luce, di buio, di dolore, allegria, gioia, sensazioni da bambino e ricca di pensieri affettuosi verso chi si vuole bene e gli amici del lungo viaggio. Ecco cosa succede quando raggiunge l’obiettivo, è tutto più facile, si possono raccogliere i frutti: “Dedico questo traguardo a mia moglie che mi ha sempre sostenuto, ai mie figli ai quali spero di aver insegnato che ‘volere è potere’, ai numerosi amici che mi hanno sempre incoraggiato e a me, bravo ad averci creduto fin dall’inizio. Nella mente resta il ricordo delle belle emozioni provate, ogni tanto mi vengono a trovare e credo e spero che queste rimangano per sempre dentro di me.”

Questa è una breve, lunga storia di un ragazzo che ama la corsa a piedi, la fatica, le imprese, la natura, l’amicizia, la famiglia, le sfide.

Matteo SIMONE
www.psicologiadellosport.net/eventi.htm 


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