Giochi Mondiali Special Olympics

a cura del Dott. Matteo Simone

 

Pistorius: “Chi perde davvero non è chi arriva ultimo alla gara. Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare, e non prova nemmeno a correre.”

La vita della persona è determinata da una serie di scelte sin dalla nascita, tali scelte possono essere volontarie o involontarie, proprie o fatte da altri, e, a queste scelte, corrispondono degli esitamenti in quanto quando si sceglie, allo stesso tempo si evita qualcos’altro.

Quindi, diventa importante per la persona l’attenzione verso le cose che si fanno o che si evitano, diventa interessante pensare che si fanno delle cose per evitare di farne altre, diventa importante fare le cose con un’attenzione ed un interesse costante e non per abitudine, diventa interessante chiedersi, accorgersi di quello che si fa, che si sta facendo.

Ad esempio la persona può aver scelto di praticare uno sport, ad esempio la corsa, quindi può provare ad immaginare la corsa come un tassello del puzzle della sua vita, una scelta fatta da lui anche se gli è stata suggerita da un parente o amico o perché non ha incontrato altri sport, altre attività prima, in ogni caso adesso si trova a praticare la corsa, ha fatto questa scelta evitando di farne un’altra.

Ci sorprendiamo ad apprendere che anche i disabili praticano sport, abbiamo difficoltà ad immaginare come possano fare a superare le proprie disabilità per praticare un determinato sport, per esempio il calcio praticato dai non vedenti, oppure il basket in carrozzina, eppure il disabile riesce ad eccellere nello sport, ed è anche determinato nei suoi obiettivi, riesce ad ottenere i successi prefissati grazie alla sua capacità, alla sua determinazione, alla sua voglia di emergere, di stare con gli altri, di dimostrare il suo valore, di riscattarsi, comunque tutte motivazioni che si riscontrano negli sportivi non disabile, e succede che anche alcuni atleti disabili facciano uso di sostanze dopanti, così come molti atleti disabili mostrino il loro fairplay come il pluricampione Alex ZANARDI, che è un esempio per tutti.

Il Comitato Paraolimpico Internazionale organizza le Paraolimpiadi estive ed invernali, e funge da Federazione Internazionale per 12 sport per persone con disabilità.

Per quanto concerne il tipo di disabilità, tradizionalmente gli atleti paraolimpici vengono classificati secondo sei categorie: amputazioni; paresi cerebrali; lesioni spinali; difficoltà visive; disabilità intellettuali; Les Autres (un gruppo che include tutti i disabili che non rientrano nelle precedenti categorie).

“I Giochi Mondiali Special Olympics portano all'attenzione del grande pubblico i talenti e le capacità delle persone con disabilità intellettiva, contribuendo a cambiare gli atteggiamenti e abbattere le barriere per una piena inclusione nella società.

La rosa azzurra, composta da 57 sportivi, tra Atleti e tecnici, gareggia nelle seguenti discipline: sci nordico, sci alpino, snowboarding, corsa con le racchette da neve e Floor Hockey Unificato. È la prima volta che l’Italia partecipa ad un Mondiale Invernale con una squadra di Floor Hockey Unificato, composta da Atleti con e senza disabilità intellettiva. Al fine di coprire i costi della trasferta del Team italiano ai Giochi Mondiali, Special Olympics Italia ha lanciato la Campagna di raccolta fondi Adotta un Campione.” (1)

Importante è promuovere queste abilità, agevolarle, renderle visibili, e questo potrebbe essere possibile attraverso diverse modalità, per esempio rendere visivamente fruibili ai normodotati le attività sportive svolte dai disabili, le più disparate che vanno dagli incontri di basket in carrozzina agli incontri di calcio tra non vedenti in modo da potersi sorprendere rispetto a quello che i disabili riescono a combinare in campo, rispetto allo spettacolo che riescono a dare.

Si potrebbe, per esempio, far sperimentare ai normodotati di essere per un breve tempo disabile provando per esempio a fare sport in carrozzina o con gli occhi bendati, questo permetterebbe di entrare in un mondo altro che non si conosce e che permette di avvicinarsi all’altro.

Un modo per avvicinarsi al mondo dell’altro disabile può essere il provare a fare l’accompagnatore sportivo di un disabile, sarebbe un modo per sperimentare l’abilità a stare con l’altro, a fare con l’altro, a dare all’altro.

Insomma ci si può fare delle domande: “Chi sono?”, “Come sono?”, “Cosa faccio?”, “Cosa voglio fare?”, “L’altro chi è?”, “Com’è?”, “Cosa fa?”, “Cosa vuole fare?” e scegliere diverse alternative “Voglio provare a essere diverso, a fare qualcosa di diverso, ad interessarmi all’altro, com’è, cosa fa e cosa vuole fare” e ancora “voglio fare con l’altro per essere con, per fare con, per dare”, così una disabilità culturale potrebbe essere sostituita con una abilità all’integrazione, al completamento. (2)

 

(1) CONFOSPORT ITALIA, Anno IV - n. 11 - Novembre 2012, pag. 24-25.

(2) Simone M.: Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 26-27.

 

Dott. Matteo SIMONE

Psicologo clinico e dello sport, Psicoterapeuta Gestalt ed EMDR

Piazza Ragusa n. 5 – Roma (Metro Ponte Lungo)

3804337230 - 21163@tiscali.it

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

 
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