Giordano Bruno: ''Fiera di me''

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Per Anna Giordano Bruno l'inizio del 2013 è anche l'avvio di una nuova vita. La primatista nazionale assoluta del salto con l'asta ha, infatti, scelto di voltare pagina sulla sua carriera da atleta. "Lo sport - esordisce la 32enne friulana - è e sarà sempre parte della mia vita comunque. Tutti i giorni non mi faccio mancare una corsetta in pausa pranzo, poi un po' di palestra, piscina e, due volte a settimana, vado anche pattinare con i rollers. Pensate che a Capodanno ho pure fatto una ciaspolata in notturna con i miei amici e domani, dopo otto anni, ricomincerò a sciare".

Cos'altro è cambiato nelle tue giornate?
"A parte il fatto che negli ultimi sei mesi sono quasi diventata vegana, continuo a vivere sempre ad Udine, ma ho scelto di cambiare casa. Quella dove sono stata fino adesso è troppo vicina al campo di atletica e per un po' meglio non averlo davanti agli occhi perchè so bene che mi mancherà. Per il resto, continuo a lavorare come ricercatrice all'Università di Udine".

Adesso potrai dedicarti a tempo pieno all'algebra?
"Ho sempre portato avanti la mia carriera universitaria parallelamente a quella di atleta. E non credo di aver rinunciato a nulla perchè la mia era una scelta consapevole. Sono stati due binari che sono andati avanti insieme anche se regolarmente capitava che gli atleti mi chiedessero della matematica e i matematici dell'atletica.  Oltre alla didattica, il mio lavoro è fare ricerca, per risolvere problemi ancora aperti, muovendomi tra teoremi e dimostrazioni. E per farlo si usano solo carta e penna, niente computer. Solo cervello e tanta applicazione: è stata questa la parola chiave della mia filosofia di sport. Professionalmente il mio modello è l'astrofisica Margherita Hack. Sarà perchè è una scienziata che da giovane ha fatto anche atletica. Lei, così come è stata Rita Levi Montalcini, sono donne che hanno avuto grande successo in un ambito scientifico dove la presenza femminile è ancora ridotta, ma sempre di alto livello".

L'atletica è fatta di tempi e misure, numeri insomma. Ma secondo te è uno sport così "matematico"?
"Assolutamente no. C'è per forza qualcos'altro. Un'energia personale, qualcosa di innato che si accende sotto lo stimolo dell'agonismo.  Per quello che mi riguarda, quando ero in gara era perchè in quel momento non avrei mai voluto essere altrove".

Cosa ti lasciano questi vent'anni dedicati all'atletica?
"I ricordi sono tanti. Dai miei primi passi nel 1992 a San Vito al Tagliamento (PN), dove sono nata, fino alla scoperta, cinque anni dopo, del salto con l'asta. Quella volta al campo c'era una sola asta per allenarsi, e alla prima gara saltai 2,60. Mi divertivo, anche se non avevo grandi aspettative. Con il passare degli anni, però, ho iniziato a pretendere di più da me stessa e dall'impegno che mettevo in questa disciplina. Nel 2005, l'incontro, tramite la moglie e astista Teja Melink, con il tecnico sloveno Igor Lapajne è stata la svolta della mia carriera. In termini pratici, per me è significato, due volte a settimana, caricarmi le aste sul portapacchi e farmi ogni volta un'ottantina di chilometri in macchina per allenarmi con lui a Nova Gorica. I risultati, però, si sono visti in breve tempo e di questo gliene sono profodamente grata".

Risultati e record.
"Non dimenticherò mai il 24 settembre del 2006. Finale Oro dei Societari Assoluti a Busto Arsizio. In pedana c'erano entrambe le ex primatiste Francesca Dolcini e Arianna Farfaletti Casali. Saltai 4,32 e fu il mio primo primato nazionale assoluto".

A Milano, tre anni dopo e 28 centimetri più in alto, il tuo attuale primato italiano.
"Era il 2 agosto, una di quelle giornate in cui tutto ti sembra facile e possibile. Venivo da un 4,55 fatto la settimana prima che già mi pareva tantissimo. A Milano, invece, sono andata ancora oltre ed è stato davvero il giorno dei giorni. La cosa più difficile dei record è il pensiero di dover fare qualcosa che, almeno nel tuo Paese, nessuno ha mai fatto prima. Esserci riuscita con il  4,60 all'aperto e poi, nel 2010, con il 4,50 indoor, mi ha riempito di fierezza. A tutto questo, aggiungo la partecipazione ai Mondiali di Berlino sempre nel 2009. Entrare nello Stadio Olimpico da atleta è una di quelle esperienze che non sono concesse a tutti e per le quali ho lottato e lavorato sodo. E' anche per questo che la mancata convocazione ai Giochi Olimpici di Londra è stata un brutto colpo per me. Tutte quelle gare e la maglia azzurra sono qualcosa che resterà a prescindere dal fatto che, un giorno, qualcuno potrà battere i miei primati".

In tutto questo, a chi senti di dover dire grazie?
"Oltre al mio tecnico, la mia riconoscenza va a mio padre che mi ha sempre supportato nel modo giusto e all'ultimo club di cui ho indossato i colori, l'Assindustria Sport Padova. L'atletica, mi lascia anche delle amicizie. Poche, ma belle come quella con Antonietta Di Martino. Da quando l'ho conosciuta è diventata il mio esempio".

a.g.

Fonte: www.fidal.it

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