GIUSY VERSACE: "Correre mi fa sentire viva"

a cura di Margherita Marrocco


                                                                     Una storia esemplare

 

Giusy Versace, atleta e Presidente dell'Associazione Onlus "Disabili No Limits", ha accettato di regalarci un racconto candido e forte della sua vita di sportiva e di donna; ci ha catapultato in un universo di tenacia indistruttibile, ricordandoci che i sogni e le ambizioni non ammettono barriere. Una storia esemplare che fa emergere a gran voce il riscatto dalla disabilità attraverso una corsa senza sosta, una corsa che è sinonimo di vitalità e di rinascita.
Un percorso di fede, di rinnovata fiducia in se stessa, d'amore, di forza e di speranza per gridare al mondo intero che "Con la testa e con il cuore si va ovunque"...se lo si desidera intensamente. 

 

Raccontaci il tuo debutto nell'atletica.

“Prima” non ero un'atleta, semplicemente ero una sportiva come tanti: andavo in palestra, facevo spinning, giocavo a tennis. Sono sempre stata molto attiva, energica e scattante, anche prima dell'incidente. Volevo fare qualcosa, ma non sapevo cosa sarebbe stato idoneo per me. Ho iniziato a correre all'età di 30 anni perché tutti mi dicevano che non avrei potuto correre. Non volevo correre per diventare una campionessa, ma per provare di nuovo il brivido della corsa. E ho iniziato a correre davvero per ripicca, tesserandomi nel momento in cui mi hanno detto che ero la prima donna in Italia a correre senza gambe. Mi tesserai con una società calabrese, "Reggina", perché pur vivendo ormai da tempo a Milano, desideravo dare uno schiaffo morale forte lì dove c'è ancora più ignoranza. Un mese dopo la mia prima gara, mi sono ritrovata qualificata per i Campionati Italiani di Imola, dove ho vinto la medaglia d'oro.
Mi piace correre, mi fa sentire viva, mi fa sentire libera... mi riempie il cuore.  
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       

Nel giugno 2011 a Valencia centri il minimo richiesto sui 100m per le Paralimpiadi di Londra 2012: dove sono andati i tuoi pensieri? 

Il mio primo pensiero è andato a mio fratello e al mio ragazzo, sono stati loro i primi a crederci e a spingermi a correre. Quella vittoria l’ho dedicata a loro. 

 

Altra grande prestazione al Meeting Internazionale di Celle Ligure; in questa occasione, però, hai corso i 200m, ottenendo i minimi per Londra anche in questa specialità. Sempre più vicina al grande sogno, ma... 

Per me è stata una grande vittoria anche questa, soprattutto perché nei mesi che hanno preceduto quella gara ho avuto diverse brutte vicissitudini di salute (come la frattura al braccio e un intervento chirurgico alla gola). Non credevo di avercela fatta davvero. Purtroppo non è bastato a convincere la Federazione che, un mese più tardi, nella selezione degli atleti da portare a Londra ha scelto di lasciarmi a casa solo come riserva. Sfumata così la possibilità di competere ai Giochi Olimpici, ho avuto l'occasione di vivere le Paralimpiadi da un punto di vista differente, facendo parte degli opinionisti di Sky Sport. Una nuova avventura che mi ha consentito di conoscere meglio anche gli altri sport paralimpici oltre all'atletica.

 

La tua più grande soddisfazione nell'Atletica. Un momento che vorresti incorniciare! 

Forse la mia prima gara. Una gara regionale che credevo di non fare poiché mi ero infortunata la sera prima. Ho corso, ho vinto. E tra il pubblico c’erano mia madre e mio padre che mi vedevano correre per la prima volta. L’evento che forse incornicerei davvero è invece la gara di Imola del 2010 quando vinsi il mio primo titolo italiano. Quel giorno al campo c’erano tutti quelli che dicevano che sarei caduta e che non avrei potuto correre. Ci può essere soddisfazione più grande? Quella volta vinsi 2 volte. 

 

Ognuno ha il proprio motivo per iniziare a correre, ognuno il proprio piacere: il tuo motivo e il piacere che provi quando corri. 

Quando corro mi sento viva, libera e certamente non mi sento invalida. Anche la fatica che si fa, correndo sotto la nebbia e con il gelo mi regala emozioni uniche che non credevo avrei mai più potuto provare. Io corro perché mi piace e mi fa stare bene, se poi vinco ancora meglio, ma non lo faccio pensando alle gare. 

 

Quali sono gli obiettivi e i prossimi traguardi dell'atleta Giusy Versace? 

Vivo alla giornata. Ho tanti obiettivi che non sono solo legati allo sport. Purtroppo non ci pagano per correre ed io ho ripreso a lavorare. Inoltre sono molto impegnata anche nell’organizzazione di eventi per la mia Onlus. Obiettivi e traguardi sono certamente di continuare a divertirmi come ho fatto fino ad adesso. Se vogliamo parlare di sport posso solo dirti che quest’anno a Luglio ci sarà il Mondiale… mi sto allenando ma per scaramanzia non penso a nulla. Corro e mi alleno con costanza e passione, tutto ciò che di bello verrà me lo godrò al momento. 

 

Grazie alla corsa hai superato diverse barriere, non solo nelle gare, anche nella vita...

Le mie barriere non le ho superate grazie alla corsa perché le mie vergogne e le mie paure ci sono state subito dopo l'incidente, ma poi ho deciso di mostrarmi per quello che ero. Attraverso la corsa ho potuto mostrare la mia condizione da disabile, come monito anche per gli altri: non aver timore o vergogna. Il mondo è pieno di disabili. Purtroppo c'è ancora tanta ignoranza ed io sto cercando di abbattere questa ignoranza perché a me è capitata una cosa che mai mi potevo aspettare al mondo. Non avrei mai potuto immaginare di trovarmi a 28 anni con un tagliandino degli invalidi da posizionare sulla macchina. Non sempre si nasce disabili; a volte lo si diventa e, non dobbiamo dimenticarcelo perché ci sentiamo sempre così indistruttibili e imbattibili. Viviamo in una società fatta principalmente di cose materiali: una posizione sociale prestigiosa, la macchina di lusso, il capo firmato e... tutto sembrerebbe a posto, tutto questo per sentirci invincibili. Ma poi, all'improvviso si arriva a chiedersi: “Perché a noi?” Handicap o meno, occorre incoraggiare qualsiasi forma di attività fisica.

 

Lo sport aumenta la propria autostima. E' sempre così?

Certo che sì. E' un modo per tirare fuori l'inaspettato e confrontarsi con i propri limiti. Per quanto mi riguarda lo sport mi ha aiutato a riscoprire me stessa. Soprattutto per chi vive una disabilità lo sport è una terapia, un mezzo di riscatto, di unione. Contribuisce poi ad affrontare e superare i propri imbarazzi. I disabili, infatti, spesso si vergognano. Io mi sono vergognata. Mi vergognavo di uscire, avevo paura di spaventare la gente, di impressionarla, ma ho reagito subito a questo stato di cose. Perché vergognarmi? Perché ho avuto un incidente? Che si vergognassero i ladri, i delinquenti, gli assassini. 

 

Sei molto impegnata: nel lavoro, nello sport e nel sociale. Sei, infatti, Presidente dell'Associazione Onlus "Disabili No Limits". Cosa significa per te questo progetto? 

L’Associazione nasce per un’altra scommessa. Trovo assurdo e ingiusto che lo stato copra solo una piccola parte di ausili evoluti che potrebbero cambiare davvero la vita a un disabile. Pensa che gli ausili sportivi sono un lusso, neanche menzionati. Con la mia Onlus cerchiamo di aiutare persone disabili economicamente svantaggiate cercando di non regalare solo ausili, ma nuove opportunità di vita. Essendo io una sportiva, promuoviamo anche lo sport paralimpico e incentiviamo tanti giovani ad avvicinarsi allo sport perché riteniamo che sia un grande terapia. 

 

 

                                                                                                            Continua...

 
comments powered by Disqus
Pubblica con noi

Calendario e classifiche

OTTOBRE
LunMarMerGioVenSabDom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
Pista Strada Montagna Lanci Marcia Campestre Trail
Inserisci il tuo evento