La forte determinazione e la resilienza nello sport

a cura del Dott. Matteo Simone

 

Il campione veronese di kart Davide Padovani non si arrende (1)

Molti sogni nel cassetto, uno in particolare, da quando era piccolo: l’automobilismo. 

Poi un incidente, la totale paralisi della parte destra superiore del suo corpo.

Davide ha avuto il coraggio e la forza di ricominciare da dove era stato costretto a fermarsi 15 anni prima. Il 30 giugno del 2011 decide di riprovare l’emozione di guidare ancora su un kart monomarcia: il ritorno in pista è possibile.

Il suo sogno è quello di entrare a far parte del mondo dell’automobilismo professionistico.

E ogni giorno continua ad impegnarsi per raggiungere tale obiettivo, dividendosi tra il lavoro nell’azienda del padre, e lunghe ore di duro allenamento nella palestra.

Ha un modello cui ispirarsi, il pilota brasiliano Ayrton Senna: “Pensi di avere un limite, così provi a toccare questo limite. Accade qualcosa. E immediatamente riesci a correre un po’ più forte, grazie al potere della tua mente, alla tua determinazione, al tuo istinto e grazie all’esperienza. Puoi volare molto in alto”.

Il Campione Olimpico di Takewondo, Carlo MOLFETTA in una intervista (2) spiega come ha vinto l’Olimpiadi, prima di tutto era determinato nelle sue intenzioni, infatti afferma: “la differenza la fa chi pensa: “IO VOGLIO VINCERE LE OLIMPIADI”, come è accaduto a me, a Londra”. Continua Carlo parlando della sua forte determinazione dicendo: “Sono una persona caparbia, cerco sempre di raggiungere le mete che mi prefiggo. È la stessa caparbietà che mi ha permesso di non smettere di fare Taekwondo quando, negli anni che vanno dal 2005 al 2008, ho subito quattro interventi alle ginocchia. Quindi, il “Non mollare fino all’ultimo secondo” rappresenta il mio tentativo di raggiungere il sogno che avevo da bambino”. Da queste parole si evince la differenza di un campione, il non fermarsi davanti a imprevisti, il non mollare, il “piegarsi ma non spezzarsi”, l’essere resilienti che permette di rialzarsi più forti e determinati di prima ogni volta che c’è un impedimento, permette di ricominciare con più entusiasmo di prima, con più coraggio, con più esperienza, con più sicurezza.

Si definisce resilienza la capacità di resistere alle frustrazioni, agli stress, in generale alle difficoltà della vita. La resilienza è la capacità di fronteggiare efficacemente gli eventi critici ed avversi sapendo riorganizzare positivamente la propria vita di fronte alle difficoltà, permette la ripresa dopo un evento traumatico, dopo un infortunio, dopo una sconfitta. La resilienza non è una qualità congenita, è costituita da comportamenti, pensieri ed azioni che è possibile apprendere e sviluppare in relazione anche alle proprie esperienze ed ai propri vissuti.

Tra i fattori individuali che promuovono la resilienza vi sono: Autoefficacia, Locus of control interno, Capacità di porsi degli obiettivi e di trovare strategie adeguate per conseguirli, Progettualità futura, Ottimismo, Senso dell’umorismo. Tutte queste caratteristiche possono essere incrementate con un lavoro di mental training che permette al campione di eccellere partendo da un lavoro di autoconsapevolezza per individuare e cercare le proprie risorse personali e proseguendo con un lavoro sul goal setting e sviluppo di autoefficacia personale.

Come rafforzare le convinzioni di autoefficacia? Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? (3)

Continua Carlo: “I pensieri, in quei giorni, sono rivolti al momento che si sta vivendo, incontro dopo incontro”. Infatti è importante essere consapevoli nel “qui e ora” di quello che si fa, momento per momento, facendo ogni cosa con la massima attenzione e concentrazione, non lasciando niente al caso, curando i minimi particolari, senza distrazioni. 

Inoltre è importante sognare gli obiettivi, crederci, immaginarsi vincente, farlo credere anche agli altri. Ancora Carlo afferma: “Ho iniziato a sognarle a 12 anni. Poi successe che ufficializzarono il Taekwondo come sport Olimpico, a Sidney. Da lì, preso dall’euforia iniziai a firmare autografi ai miei compagni di scuola e alle professoresse dicendo che prima o poi avrei vinto l’oro Olimpico”.

 

(1) Sport di più magazine Anno 4 – n. 20 novembre dicembre 2012, pag. 60-61.

(2) CONFOSPORT ITALIA, Anno IV - n. 12 - Dicembre 2012, pag. 9-11.

(3) Simone M.: Psicologia dello sport e non solo, Aracne, Roma, 2011, pag. 19.

 

Matteo SIMONE
Psicologo, Psicoterapeuta

 

 

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