La Parola al Presidente: SPECIALE EMILIA ROMAGNA

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La Parola al Presidente:
SPECIALE EMILIA ROMAGNA

“Atletica regina degli sport? Non è per niente un modo di dire!”
Intervista al Presidente Matteo De Sensi per AtleticaLeggera.org

A cura di Dea Cucciniello

Prima consigliere, poi Presidente del Comitato regionale Fidal Emilia Romagna, così l’”uomo venuto dal rugby” parla di ricondurre all’atletica l’immaginario sportivo dei più giovani: “un bambino che sogna di diventare Ibraimovic, sogna di correre forte, di saltare in alto…. Non sogna forse di essere un forte atleta? Se le istituzioni capissero questo…”. Un’intervista accorata e ricca sulle potenzialità fervide di una regione, l’Emilia Romagna, e sul fermento atletico di chi agonisticamente la vive e di chi lavora ogni giorno a valorizzarla. Un evento spettacolare per cui mettersi in moto? Di certo la  prima fase dei CDS… La parola al Presidente Matteo De Sensi.


Da consigliere a Presidente Fidal, un’evoluzione attesa?

No, però mi è stata chiesta la disponibilità dall’Ex Presidente Montanari e da altri consiglieri e, considerata la mia stima per Alberto Montanari, e per il lavoro da lui svolto ho accettato con entusiasmo.

Ci illustra i punti chiave del suo programma?

Le linee guida sono dettate da Roma, noi in Emilia Romagna cerchiamo di far funzionare al meglio l’attività, di fornire i servizi adeguati (e in questo il nostro Comitato è una delle eccellenze italiane) e magari di contribuire allo sviluppo del nostro sport. L’Emilia Romagna è una regione fondamentale, con tantissime società che lavorano bene. Non è un caso che il Triunvirato che governerà gli aspetti tecnici della FIDAL è composto per due terzi da nostri conterranei (Magnani e Baldini) e che il Fiduciario Nazionale dei Giudici è un bolognese (Verascina). Mi piacerebbe poi contribuire a sviluppare una politica per riportare l’atletica nelle scuole.

E’ stato molto elogiato il lavoro che ha svolto presso il CUS di Parma,  prima come presidente e ora come vice del Centro sportivo universitario: ci riassume il portato di questa esperienza, lo spaccato culturale cui ha avuto accesso, e soprattutto i risultati che più l’hanno gratificata?

Io provengo dal rugby e la mia esperienza all’interno del CUS mi ha dato una visione di cultura sportiva molto più ampia di chi segue solo una disciplina: da questo confronto tra tutti gli sport ho capito che quando si dice che l’atletica è la regina degli sport non è un modo di dire. Ho cercato di sviluppare quindi una crescita di questo sport per fare tanta promozione e per ottenere anche dei risultati. A Parma tutte le società di atletica lavorano assieme, con compiti ben precisi ma come parte di un unico progetto. E’ un esperienza magnifica e che sta dando anche grandi risultati:  ad Ancona la 4 X 200 Allieve del Cus Parma ha vinto con il nuovo primato italiano ed è composta da ragazze che provengono dai vivai di tre società diverse del nostro territorio. Questo vuol dire dirigenti, tecnici e atleti che superano le faziosità da campanile e credono nello sport. Queste sono soddisfazioni. I risultati non sono mai una voce isolata. E fare tutte questo a Parma non è facile per la concorrenza qualificata di tanti altri sport. Questo è il risultato fondamentale della mia esperienza al Cus.

Non ha mai fatto mistero di voler ritagliare per la sua Parma uno spazio sempre più significativo nel panorama atletico regionale, come intende muoversi in tal senso?

Non mi interessa che sia Parma, Modena o Bologna; da Parma mi piacerebbe esportare quello che ho espresso nella risposta precedente: il senso di collaborazione. Non è facile e ci vuole tempo, ma se ci si crede, può dare grandi risultati,  senza per carità abbattere il sano spirito di concorrenza tra le varie realtà sportive. Occorre fissare dei punti fermi che vadano bene per tutto il movimento e da questi non discostarsi.

In occasione del suo insediamento, sia pure con un sano ottimismo, ha precisato che “le cose da fare sono tante”, quali sono le urgenze della sua regione?

L’impiantistica: l’atletica è spesso ignorata dai politici. Occorre trovare il modo per convincere i vari enti locali, di qualsiasi corrente essi siano, che spendere per i nostri impianti è un investimento. Con la Consigliera Nazionale Annarita Balzani (anche lei della nostra Regione!) vogliamo trovare il modo per dialogare con la politica. Lo stato delle piste è veramente deprimente e questo riduce le possibilità di promozione ma anche di organizzazione di grandi eventi.

Quali impianti attendono interventi di priorità? Come vanno sostenuti questi interventi?

Praticamente in tutta la Regione ci sono interventi da fare: in certi casi la situazione è quasi irrimediabile (Parma per esempio, ma anche Bologna), occorre alzare il grido di allarme. Come si sostengono le spese? Bella domanda, ma Modena, tanto per fare un esempio, ha dimostrato che non è un’utopia prevedere di rifare completamente un impianto. Occorre collaborazione tra Enti Pubblici, la FIDAL e qualche investitore privato. Io mi metto a disposizione del movimento e che non sia limitato a sbattere i pugni sul tavolo di un assessore. Non so dire che risultati ci saranno, ma ci provo. Stiamo sviluppando anche una collaborazione già avviata dal mio predecessore con una importate azienda del settore. Ogni strada sarà esplorata.

Nel congratularsi per l’elezione del Presidente Giomi ha concluso dicendo “dobbiamo fare il nostro lavoro per chi va sul campo, da oggi pensiamo solo a loro, a chi va sul campo”: un necessario ritorno alle priorità del lavoro quotidiano dopo la baraonda della tornata elettorale?

Finalmente! Da ottobre per due mesi  si è parlato solo di propaganda elettorale e per il Consiglio Regionale e per quello nazionale. Anche Alberto Morini, subito dopo la sconfitta con Giomi, sorridendo mi ha detto: “finalmente da domani ti puoi concentrare solo sull’atletica”; non dimentichiamo che siamo dei politici dello sport  e quindi la priorità è il campo.

La cultura dell’atletica in Emilia Romagna: come potenziarla, come corroborare il coinvolgimento dei giovani?

Dall’Emilia Romagna e dalle società non posso che imparare. Siamo una Regione leader e anche il Comitato è uno dei migliori in Italia. Sviluppando il senso di appartenenza e la voglia di sperimentare potremo ottenere dei bei risultati.

La parola chiave è Promozione: come si lavora ad incentivarla?

Cercare di fare sistema con le scuole. Difficilissimo, ma non impossibile: a Parma da 10 anni c’è un progetto, lanciato dal CUS e da altri soggetti, che ha portato l’attività motoria nelle scuole. In Emilia ci sono tanti progetti ma bisogna provare a fare sistema, magari chiedendo l’appoggio del CONI: vediamo come si muoverà la nuova dirigenza. Non si dimentichi che moltissime società stanno da anni facendo un ottimo lavoro di promozione, il problema è quello successivo, ovvero come non indurre i giovani all’abbandono.

Quali sono i punti di forza della sua realtà territoriale rispetto ad una corretta valorizzazione dell’attività agonistica?

L’Emilia Romagna non ha certo bisogno di pubblicità, in nessun settore e tanto meno nello sport. Per quel che riguarda l’atletica siamo ai vertici in tanti parametri: società, atleti di vertice e soprattutto capacità organizzativa, grazie alla competenza delle società e del personale del Comitato. Nella nostra regione, sia nelle città che nei paesi, si vive bene , non c’è tanta delinquenza, ci sono buone scuole e università e quindi ci sono tutti gli elementi per fare crescere dei campioni. Credo che questo sia stato considerato anche dalla FIDAL nazionale.

Quali sono i rapporti con i vari Enti di Promozione Sportiva, soprattutto nell'ambito delle manifestazioni su strada? Spesso assistiamo a polemiche riguardo ad uno sbilanciamento delle federazioni verso gli EPS in termini di eccessivo permissivismo, cosa osserva nel suo spaccato territoriale e come intende condizionare questa relazione?

I rapporti con gli EPS sono oggetto di un’attenta riflessione da parte della FIDAL nazionale che ha instaurato una Commissione apposita. Credo che si debba esplorare la via della collaborazione, senza dimenticare i reciproci ruoli. L’aspetto agonistico è prerogativa della FIDAL e su questo non intendo cedere. Per il resto ci sono tantissimi punti di incontro.

Esistono partnership significative tra il Comitato Regionale ed aziende private locali o di stampo nazionale?

In questi giorni stiamo definendo un’importante rapporto con un’azienda di abbigliamento sportivo, c’è un contratto con una ditta che costruisce impianti, per il resto vedremo, ma non dimentichiamo che siamo un organizzazione territoriale e che quindi non ha autonomie commerciali molto sviluppate. Comunque, pur con la crisi, c’è un certo interesse del mondo economico verso l’atletica leggera.

Ha dichiarato di voler dare il suo “apporto per ridare al nostro sport il ruolo di primaria rilevanza che si merita e che oggi non ha”: come si lavora a sedimentare l’atletica nell’immaginario sportivo della gente?

Facendola vedere e facendola conoscere. Chi ama un qualsiasi sport non può che rimanere affascinato dall’atletica, i cui gesti sono compresi in ogni altra disciplina. L’atletica è già nel cuore di tutti, ma occorre, come Lei dice correttamente, riportarla nell’immaginario delle persone. Un bambino che sogna di diventare Ibraimovic, sogna di correre forte, di saltare in alto... Non sogna di essere un forte atleta? Se le istituzioni capissero questo…

Da dove occorre partire per potenziare qualità e quantità dell’informazione sportiva dedicata all’atletica nel nostro paese?

Purtroppo ci vorrebbero dei risultati, altrimenti siamo sempre relegati nelle ultime pagine dei quotidiani sportivi, ma comunque si può far crescere lo stesso l’appeal verso questo sport. Guardate il rugby, quando giocavo io la nazionale non era in Tv e giocava davanti a massimo 10.000 spettatori, adesso riempie l’Olimpico nonostante i club siano sempre seguiti da poche persone. Perché? Perché trasmette valori, ha qualificato la maglia azzurra (è stata la nazionale di rugby che ha portato i tifosi a cantare tutti insieme l’Inno) e la gente sente che è un qualcosa che gli appartiene. Cerchiamo di fare lo stesso con l’atletica, che non vuol dire passare inevitabilmente dal far vedere Bolt.

Le Associazioni Sportive Dilettantistiche: ce ne indica qualcuna che si è particolarmente distinta in Emilia Romagna?

No, perché tutte, con le loro peculiarità sono il motore del movimento, dalla società podistica a quella che fa solo attività giovanile, a quella di vertice o anche al gruppo sportivo militare

Che ci dice allora dei primati regionali o di atleti cui è particolarmente legato?

La mia stima va verso chiunque si impegna e fa sport!

Qualche nuova leva su cui è pronto a scommettere per le prossime stagioni!

C’è una generazione di atleti molto forti che daranno grosse soddisfazioni tra qualche anno. Nomi? Lasciamoli crescere in pace e amare l’atletica senza pressioni. Non siamo il calcio.

La più grande soddisfazione e, se vuole, la più cocente delusione venute dai suoi anni dedicati all’atletica.

La delusione è quella di non vedere la giusta attenzione verso l’atletica da parte delle istituzioni. Le soddisfazioni: tanti risultati, atleti che si sono avvicinati da bambini e continuano dopo tanti anni con la stessa passione, qualche campione che ha raggiunto i vertici nazionali e ha anche continuato a studiare. Nomi non me la sento di farne ma sapere che a Parma l’atletica è diventata un modello da studiare…. Se solo avessimo l’impianto in ordine.

Torniamo all’Emilia Romagna: a quali eventi della primavera agonistica desidera invitare il pubblico di AtleticaLeggera.org?

Di certo la prima fase dei CDS sarà uno degli eventi più spettacolari, ma l’atletica è bella perché ne ha per tutti i gusti: indoor, campestri, lanci, salti , corse veloci, corse su strada. Seguite quello che volete ma seguite l’atletica, vi divertirete.

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