L'atletica mondiale chiude il sipario su Instanbul

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 Sono passate poche ore dalla conclusione della rassegna iridata al coperto di Instanbul. Un mondiale indoor archiviato tra tante conferme, ma soprattutto tante sorprese, condite da ben due record del mondo (prove multiple) e tanto spettacolo, nonostante alcune assenze che avrebbero potuto dare quel tocco in più alla tre giorni di gare.

Avvio della manifestazione nella mattinata di venerdì 9 marzo con le prime gare di qualificazione: Peso maschile ed Alto e Triplo femminile, dalle quali si iniziava già a capire dove si sarebbero presentate le prime scintille… Così, mentre prendevano avvio le batterie dei 400m e degli 800m sia maschili che femminili e dei 3000m donne, si svolgevano anche le prime prove delle competizioni multiple che avrebbero portato nel tardo pomeriggio alla prima cerimonia di premiazione, quella dell’Pentatlon femminile, vinto da Natallia Dobrynska (UKR) stabilendo il nuovo primato mondiale di specialità con ben 5013 punti (60hs: 8”38/1044pt, Alto: 1,84m/1029pt, Peso: 16,51m/962pt, Lungo: 6,57m/1030pt, 800m: 2’11”15/948pt), precedendo Jessica Ennis (GBR – 4965pt) e Austra Skujyte (LTU - 4802). Neanche il tempo di constatare questa grande prestazione che l’attenzione veniva subito richiamata dalla pedana del Peso maschile, nella quale si assisteva a continui colpi di scena a suon di lanci over 21,50m (ben 8 a fine gara)! Vittoria per Ryan Whiting (USA) con la miglior prestazione 2012, ovvero 22,00m, seguito a sorpresa da David Storl (GER) al personale con 21,88m e dai due favoriti Tomasz Majewski (POL – 21,72m, record polacco) e Reese Hoffa (USA – 21,55m). Così, dopo aver assistito alle qualificazioni e alle batterie dei 60hs e dei 1500m femminili e dei 60m, del Lungo e dei 3000m maschili, oltre alle semifinali di entrambe le gare dei 400m, giungeva l’ora di calare il sipario sulla prima giornata di gara.

Sabato mattina il programma tecnico prevedeva oltre al prosieguo dell’Eptatlhon maschile, le batterie/qualificazioni dei 60hs, della 4x400m, degli 800m, del Triplo e dell’Alto maschili, mentre al femminile toccava alle gare di Peso, Lungo e 60m, mentre nel pomeriggio arrivano numerosi titoli da assegnare.
Prime gara a prendere avvio quelle di Asta machile e Triplo femminile, la prima che vedeva  l’oro iridato al collo del favoritissimo Renaud Lavillenie (FRA) con 5,95m, con la miglior prestazione 2012 ed una vittoria archiviata già 15cm prima, misura cui si fermava Björn Otto (GER), secondo con 5,80m, alla medesima altezza di Brad Walker (USA), terzo per il computo degli errori, mentre Malte Mohr (GER) doveva accontentarsi della medaglia di legno fermandosi a 5,75m. Nella seconda invece, dopo una gara di qualificazione con due sole atlete alla soglia richiesta (14,30m), lo scenario non cambia in finale con la vittoria di Yamilé Aldama (GBR) con 14,82m, precedendoOlga Rypakova (KAZ – 14,63m) e Mabel Gay (CUB – 14,29) con altre 3 atlete in soli 8cm.
Nel frattempo prendeva avvio anche la gara dei 1500m vinta da Genzebe Dibaba (ETH) con il tempo di 4’05”78 precedendo Mariem Alaoui Selsouli (MAR – 4’07”78) e l’atleta di casa Asli Çakir Alptekin (TUR – 4’08”74 neo primato nazionale), contemporaneamente ad altre due finali femminili in pedana, ovvero quella di Getto del Peso con nuovo record continentale di Valerie Adams (NZL) a 20,54m, Nadzeya Ostapchuk (BLR) a 20,42m e Michelle Carter (USA) a 19,58m, ma soprattutto la spettacolare gara di Salto in Alto, dal riscontro tecnico non elevatissimo, ma avvincente in quanto decisa ad una sola misura con ben 5 atlete classificate: trionfo per Chaunté Howard Lowe (USA) all’altezza di 1,98m ed alle sue spalle, tutte appaiate a 1,95m, le tre medaglie d’argento Antonietta Di Martino (ITA), Anna Chicherova (RUS) ed Ebba Jungmark (SWE) che per il computo degli errori precedevano due delle favorite, ovvero Tia Hellebaut (BEL) e Ruth Beitia (ESP). Avvincenti le gare dei 400m, vinta come prevista al femminile dalla favoritissima Sanya Richards-Ross (USA) 50”79, con ampio margine su Aleksandra Fedoriva (RUS) 51”76  e Natasha Hastings (USA) 51”82, mentre a sorpresa, tra gli uomini, il più gettonato per la medaglia d’oro Kirani James (GRN) dopo il titolo outdoor di Daegu, si ritrovava in coda al gruppo con 46”21 (complice la partenza in corsia interna che per l’ennesima volta si dimostrava poco favorevole agli atleti), a vantaggio di Nery Brenes (CRC) che tagliava per primo uno storico traguardo con un buon 45”11, davanti ai due bahamensi Demetrius Pinder (45”34) e Chris Brown (45”90).Giungeva però l’ora dell’ultima gara previstaper l’Eptatlhon maschile, ovvero i 1000m, con un leader indiscusso che si preparava però a scrivere definitivamente la parola “fine” in merito al primo gradino del podio, ipotecato con un incredibile 2’32”77 ( quinta vittoria sulle sette gare); così Ashton Eaton (USA) andava a portare a casa la sua medaglia dal metallo più pregiato, arricchendola con il nuovo primato del mondo, fissato ora a 6645 punti (60m: 6”79/958pt, Lungo: 8,16m/1102pt,  Peso: 14,56m/763pt, Alto: 2,03m/831pt, 60hs: 7”68/1064pt, Asta: 5,20m/972 e1000m: 2’32”77/955), lasciando l’argento a Oleksiy Kasyanov (UKR) con 6071pt ed il bronzo ad Artem Lukyanenko (RUS) con 5969 punti.
Nel Lungo maschile si assisteva ad una gara piuttosto appassionante, fatta di botta e risposta di centimetri, con un tasso tecnico non stellare, ma che regalava la vittoria a Mauro Vinicius da Silva (BRA) con 8,23m davanti ad Henry Frayne (AUS) 8,23m, secondo in virtù della miglior seconda misura (da Silva 8,23m, Frayne 8,17m) e terzo Aleksandr Menkov (RUS) con 8,22m.
Le ultime tre finali di giornata regalavano un 1500m prettamente tattico, con tempi poco consoni ad un campionato mondiale, vinti infatti in 3’45”21 da Abdalaati Iguider (MAR), in volata su Ilham Tanui Özbilen (TUR - 3’45”35) e Mekonnen Gebremedhin (ETH - 3’45”90), ma soprattutto quelle dei 60hs femminili e dei 60m maschili.
Si sapeva che fosse in ottima forma, le ultime uscite ne avevano dato certezza, ma Sally Pearson (AUS) sin dal primo ostacolo dimostrava di avere una marcia in più vincendo con un tempo a pochi centesimi dal record del mondo la gara degli ostacoli in 7”73, staccando Tiffany Porter (GBR - 7”94) ed Alina Talay (BLR – 7”97); infine i 60m maschili, contraddistinti da un clamore denso di fischi e grida di disapprovazione per la presenza di due atleti in partenza, colpevoli di essere stati in passato condannati per doping: allo sparo però erano proprio questi due atleti a dare spettacolo, giungendo primo e terzo al traguardo, per un podio quindi composto da Justin Gatlin (USA – 6”46), dal costante Nesta Carter (JAM – 6”54) ed dal più discusso Dwain Chambers (GBR - 6”60) che andavano a chiudere il sipario sulla seconda giornata di gare.

 

Poche ore ed era il momento di riaccendere i riflettori della ribalta sulla giornata conclusiva della chermesse (domenica 11 marzo), con avvio nel dopo-pranzo, per dare subito spazio a due attesissime gare femminili: prima in programma quella di Salto con l’Asta, con il ritorno agonistico di Yelena Isinbayeva (RUS) che, senza troppi problemi, conquistava il proprio quarto titolo mondiale al coperto con la misura di 4,80m, tentando l’assalto al suo stesso record del mondo con tre tentativi falliti a 5,02m, mentre al secondo postoVanessa Boslak (FRA) si fermava a 4,70m (primato nazionale) con la stessa misura della terza Holly Bleasdale (GBR). Altra grande prova dalla pedana del Salto in Lungo femminile, con la strepitosa Brittney Reese (USA – due titoli mondiali indoor e due outdoor) capace della terza prestazione di sempre a 7,23m, distanziando di misura la connazionale Janay DeLoach (USA) ferma a 6,98 e la britannica Shara Proctor a 6,89m.
Dopo le semifinali dei 60m femminili e dei 60hs maschili le prima finale maschile di giornata si portava sull’anello azzurro/blu e sulle pedane dell’impianto turco, ovvero quella dei 3000m per una gara tirata e combattuta, ricca di sorpassi e anche qualche “sano” spintone che portavano Bernard Lagat (USA) ad un meritato oro con 7’41”44 inseguito a brevissima distanza da Augustine Kiprono Choge (KEN) con 7’41”77 e Edwin Cheruiyot Soi (KEN) con 7’41”78, in contemporanea con il Salto in Alto deciso alla misura di 2,33m, quando Dimítrios Chondrokoúkis (GRE) riusciva a valicare l’asticella al primo tentativo, al contrario di Andrey Silnov (RUS) che riusciva solo alla seconda prova, mentre Ivan Ukhov (RUS) si fermava 2cm prima.
Seguivano altre due gare femminili, entrambe di corsa, prima con gli 800m che confermavano l’indiscussa Pamela Jelimo (KEN) con 1’58”83, davanti a  Nataliia Lupu (UKR) seconda in 1’59”67 (PB) ed ad Erica Moore (USA) terza in 1’59”97, e poi con i 3000m con un altro podio tutto africano che vedeva sul primo gradino Hellen Onsando Obiri (KEN – 8’37”16), al secondoMeseret Defar (ETH – 8’38”26) ed al terzoGelete Burka (ETH – 8’40”18).
Tornando alla buca del Triplo, si evolveva una discreta gara, con ben 6 atleti oltre i 17m, primo tra tutti lo statunitense Will Claye con 17,70m, davanti al connazionale Christian Taylor con 17,63m e dal russo Lyukman Adams con 17,36m, lasciando giù dal podio i due azzurri Fabrizio Donato e Daniele Greco appaiati a 17,28m.
Finale della rassegna iridata lasciata alle gare di corsa con gli 800m maschili vinti da Mohammed Aman (ETH) in 1’48”36, precedendo Jakub Holuša (CZE – 1’48”62) e Andrew Osagie (GBR – 1’48”92) e la 4x400m femminile conquistata dalla Gran Bretagnain 3’28”76, di soli 3 centesimi sugli Stati Uniti (3’28”79) e la Russia terza in 3’29”55, mentre nei 60m un ottima Veronica Campbell-Brown (JAM) regolava la concorrenza con 7”01, lasciandosi dietro Murielle Ahoure (CIV) in 7”04 e Tianna Madison (USA) in 7”09.
In chiusura si assisteva alla sconfitta del favorito nei 60hs con Aries Merritt (USA) a sopravanzare in 7”44 il plurimedagliato Xiang Liu (CHN) secondo in 7”49 con alle loro spalle Pascal Martinot-Lagarde (FRA) 7”53, anticipando l’ultimo oro ottenuto dalla formazione americana, che giungeva sulla 4x400m col tempo di 3’03”94, lasciando ai britannici l’argento (3’04”72) ed alla formazione di Trinidad e Tobago il bronzo (3’06”85).

 

Dopo tre giorni di gare il predominio statunitense era ormai acclarato, supportato da un medagliere che non tuttora non lascia ombra di dubbio (10 ori, 3 argenti e 5 bronzi, contro le sole nove medaglie degli inglesi giunti secondi e che si apprestano ad organizzare con buoni presupposti le prossime Olimpiadi), ma che soprattutto dà da pensare sul modello da seguire per l’evoluzione del movimento sportivo dell’atletica, in particolare quello italiano, salvato dalla inossidabile Antonietta Di Martino, capace ancora una volta di dimostrarsi baluardo della nostra attività.
In generale, comunque, si è assistito ad una manifestazione ricca di punte, ma di livello meno alto di quanto si potesse prevedere, complici le numerose manifestazioni internazionali che si svolgeranno quest’anno (Mondiali Juniores, Europei Assoluti ed Olimpiadi) e forse un tipo di manifestazione che, nonostante sia più spettacolare per il pubblico, data la vicinanza con pedane e corsie, risulta sempre un gradino inferiore (per gli atleti) rispetto alla omologa all’aperto.
Intanto và in archivio il primo Campionato internazionale 2012, ce ne aspettano numerosi altri come detto e www.atleticaleggera.org sarà qui con voi a seguirli!

 

Per foto, notizie e risultati, consultare il link ufficiale della manifestazione

 

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