L'Italia della Maratona a New York

di Giorgio Cimbrico

Come in un vecchio racconto di Milo Manara, tutto cominciò con un’estate indiana, quella di trent’anni fa, quando Orlando Pizzolato si fermò due volte per non annegare nel sudore: esiste una bella foto, lui bagnato fradicio e sullo sfondo la silhouette di Manhattan. New York è così, gelida, calda, appiccicosa, capace di secche e improvvise svolte climatiche che si trasformano in agguati.

Orlando, un nome che piacque agli americani, quasi un anagramma, certo un’assonanza con Dorando: su questo giochetto un giornale costruì persino il titolo: “Orlando as Dorando”. Da noi si preferì privilegiare l’aspetto eroico del personaggio ariosteo e la capacità di mordere la Grande Mela. E così la NYC Marathon divenne un’icona, un simbolo, un tutto (dici New York e pensi alla maratona), una meta, una corsa non tanto sui 42 chilometri o 26 miglia dal ponte di Verrazano (loro lo scrivono, con una sola zeta) al saliscendi di Central Park ma, prima di tutto, una competizione per conquistare un pettorale, prenotare un viaggio: a quel tempo non esistevano ancora i low cost. La febbre già alta salì ancora quando un anno dopo Orlando concesse il bis in una giornata di sapore più propriamente autunnale, degna di passeggiate bianco e nero di Woody Allen e Diane Keaton. O di Mia Farrow.

New York italiana, tutta quanta, non più solo Broccolino. Il successo di Gianni Poli, il terzo di fila su quelle strade, fece gridare al miracolo, e spedì la corsa bianca, rossa e verde tra i primi movimenti del mondo in anni assai floridi anche in pista. A quel punto fu necessario attendere un decennio, a palmi una generazione, per tornare a vedere un italiano vincere tra alberi e laghetti: dopo un veneto e un bresciano, toccava al Sud spedire in scena Giacomo Leone da Francavilla Fontana che rinunciò all’ingaggio di Venezia per stringere in pugno un biglietto aereo e partire per la grande avventura. Giacomo ha perso il record italiano che più tardi, ad Otsu, avrebbe portato sotto le 2h08’ ma ne tiene ancora ben stretto un altro: dopo quasi vent’anni è l’ultimo europeo ad aver domato questo percorso difficile che non consente acuti cronometrici. In questo senso il 2h05’06” di Geoffrey Mutai ha l’aspetto e la consistenza del miracoloso.

E come non meno sorprendente deve esser letto il 2h25’17” vincente, datato ’98, di Franca Fiacconi che andò a minacciare il record della corsa (al tempo, 2h24’40” dell’australiana Lisa Martin, signora Ondieki) e che risultò essere inferiore alle nove prestazioni che avevano portato ad altrettanti successi Grete Waitz, la regina scomparsa, protagonista al fianco di Fred Lebow di un commovente duetto che annunciava la loro prossima partenza per la terra delle ombre. Ora è il tempo di Valeria Straneo, la donnina, la veterana senza età che arrota le erre di maratona e di york, ma che pronuncia senza tentennamenti la parola coraggio. Respinta dalla tempesta del 2012, quinta un anno fa. E ora?

TV - Maratona di New York 2014 in diretta dalle 15 alle 17:50 su RaiSport 1 e dalle 15:30 alle 18 su Eurosport HD.

Fonte: www.fidal.it

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