MARCELLO MANGIONE: Il monito del Consigliere Regionale Fidal

                                                   “Teniamo le beghe di potere fuori dalle nostre piste”                                                   Il monito del Consigliere regionale Fidal Marcello Mangione

 

a cura di Dea Cucciniello

 

Consigliere regionale Fidal Campania, Tecnico Centro Ester ed Enterprise Sport presso lo stadio San Paolo di Napoli, Marcello Mangione racconta la sua passione atletica.

 

Giovanissimo Consigliere regionale Fidal Campania, ci racconti la tua esperienza? In che modo ti ha consentito di spenderti a favore delle discipline che ami?

La mia piccola esperienza atletica nasce sin da bambino grazie alla mia famiglia e nel corso degli anni mi ha portato a conoscere diversi amici, che mi hanno aiutato a crescere e portato a vivere mille emozioni.

Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di poter approfondire le mie conoscenze in ambito tecnico e dirigenziale, soprattutto grazie a tre persone: Antonio Paone, Pietro Boatta e Lello Marroccella.

Guardare il sistema Fidal dall’interno, dalla pancia, cambia la prospettiva?

La cambia in modo netto, deciso. Ci si accorge, in un tempo veramente breve, di quante problematiche bisogna affrontare e con le quali bisogna confrontarsi in ogni momento.

Fidal Campania: che aria si respira? Fiducia, stimolo, problematiche… quali?

Finora si sono svolti due consigli regionali: nel primo, il presidente ha comunicato la perdita del Palaindoor di Ponticelli, con l’annullamento dell’ attività regionale al coperto, mentre nel secondo ci sono state le dimissioni del fiduciario tecnico Luciano Caputo, con la conseguente, grave e grottesca lite all’interno della maggioranza del consiglio regionale.

Se il buongiorno si vede dal mattino, non posso nascondere la mia preoccupazione per il futuro dell’atletica nella nostra regione.

Le beghe politiche e i giochi di potere devono restare assolutamente fuori dalle nostre piste e dall’attività del settore tecnico.

Qual è a tuo avviso la condizione di salute dell’universo atletico in Campania, sia in fatto di strutture, di impianti, che di supporto istituzionale?

In Campania la situazione impianti è molto grave e non sembra avere soluzione nel breve periodo, basti pensare che a Napoli (terza città d’Italia) vi è una sola pista omologata, ma è priva di illuminazione!!!

Tecnico Centro Ester ed Enterprise Sport presso lo stadio San Paolo di Napoli, sei un portatore sano di passione atletica? 

La passione è senza dubbio il motore continuo ed indispensabile della mia attività.

Allo stesso tempo, il sorriso e la gioia dei miei piccoli atleti mi spinge a dare sempre il meglio.

Nello spaccato sociale e istituzionale che hai modo di osservare direttamente, quanto forte avverti la sproporzione in termini di investimento economico tra sport popolari come il calcio e le discipline legate all’atletica? Il San Paolo ha più facce ai tuoi occhi?

Sviluppare l’attività di istruttore al San Paolo ha i suoi pro ed ovviamente i suoi contro, questi ultimi legati alla presenza del Calcio Napoli; è superfluo notare quanto sia grande la differenza economica e di potere tra noi ed il calcio, ma è deprimente osservare la totale mancanza di rispetto verso gli sport minori.

Cosa ha da offrire una città come Napoli ai ragazzi che scoprono un talento per l’atletica e vogliono incrementarlo, averne cura?

Attualmente, Napoli è una città con diversi problemi legati all’impiantistica e con il calcio a farla da padrone, quindi le difficoltà per le giovani leve sono innumerevoli; tuttavia, ci sono alcuni centri di atletica, come il nostro allo stadio San Paolo, dove poter sviluppare le proprie potenzialità atletiche, umane e morali.

Un giovane già molto impegnato come te cosa si inventerebbe per ricollocare, anzi potenziare, l’appeal dell’atletica nell’immaginario collettivo dei suoi coetanei, ma anche dei più piccoli?

Parto da un presupposto fondamentale, ovvero che l’atletica debba avere maggiore visibilità.

Non deve essere utopia pensare di svolgere manifestazioni con il coinvolgimento delle scuole oppure manifestazioni nelle piazze cittadine, come per esempio si effettua nel Lazio la manifestazione “Staffette in piazza”.

Inoltre, credo che il nostro sport non deve sottrarsi alla competizione e al sano agonismo sin da giovani come già succede in altri sport come il nuoto.

La tua passione ha sicuramente radici familiari, tuo padre ha vinto la maratona di Roma negli anni ’80! Si tratta di un contagio genetico? Di educazione, di valori? O c’è dell’altro?

Avere una famiglia sportiva, in particolar modo legata all’atletica, è stato senza dubbio determinante per instradarmi in questo mondo, ma ritengo che la passione e l’amore per l’atletica siano cresciute in me vivendo le fantastiche emozioni che ti regala questo sport.

Come hai vissuto da ragazzino le vicende agonistiche di tuo padre?

Mio padre ha smesso la sua attività di atleta quando ero ancora troppo piccolo, ma ho avuto la fortuna di seguire da vicino la sua carriera di tecnico e tuttora lavoriamo fianco a fianco nella crescita di nuove leve.

Come immagini il tuo futuro, come vorresti intrecciare lavoro e passione atletica?

Si sa che è difficile poter coniugare lavoro e passione, ma non è del tutto impossibile, se supportati da una mentalità positiva e da una buona organizzazione. 

 

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