Mondiali, l'Africa regna in pista

  • Asia

di Marco Sicari

Conferme, cadute, trionfi, scoperte. L’evento della giornata, al Mondiale di Pechino, è la vittoria del 23enne keniano Nicholas Bett nei 400hs, ottenuta con la miglior prestazione mondiale 2015, un clamoroso 47.79 (record nazionale). Un successo che schiude le porte della specialità ad un paese che – visto il numero di mezzofondisti veloci – potrebbe trasformarla in una nuova miniera d’oro. Ma non basta, in quanto a sorprese, perché l’argento va al russo (coetaneo di Bett) Denis Kudryavtsev (48.05, anche in questo caso record nazionale) e il bronzo al bahamense Jeffery Gibson (48.17, ancora sigla NR). Una gara spaziale, con gli Stati Uniti fuori dal podio (quarto l’ex iridato Kerron Clement, battuto per un solo centesimo), anche a causa delle difficoltà alla quinta barriera occorse a Michael Tinsley. Bett, che non disdegna gli 800 metri (distanza affine, almeno dal punto di vista della spesa energetica: personale di 1:49.34) si è migliorato rispetto alla scorsa stagione, chiusa con 49.03, di oltre un secondo! L’Africa torna sul gradino più alto del podio 24 anni dopo Samuel Matete, ed è fin troppo facile dire che la figura del neo campione del mondo fa emergere dai ricordi quella dell’indimenticabile ugandese John Akii-Bua, il leggendario trionfatore dei Giochi di Monaco 1972.

Per gli intenditori, però, il capolavoro è quello di David Rudisha, il signore degli 800 metri, capace di vincere in ogni maniera. Tattico, o con passaggio alla morte. Ma sempre gun-to-tape, tutto di testa, come a Londra (fino al record del mondo), oppure con sublime interpretazione tattica, come oggi a Pechino. Passaggio a metà in un sonnacchioso 54.15, e lo scudiero Rotich a presidiare la seconda corsia, per tenere lontani eventuali intrusi.

Poi, esplosione nel secondo giro, sotto forma di una progressione irresistibile, fino all’1:45.84 conclusivo (51.67 nella seconda tornata). Niente da fare per tutti gli altri, a partire dal bosniaco Tuka, di bronzo dopo la solita rincorsa finale (francamente impossibile, però, con un passaggio così lento), a sua volta battuto dal polacco Kszczot, unico a provare a passare Rudisha ai 600 metri, e vigorosamente rispedito al mittente.

Nel disco donne, lo scontro tra titani ha prodotto l’esito meno scontato. Ovvero, dopo un’annata contrassegnata da una sola sconfitta in otto gare (aveva perso a Losanna dalla cubana Perez), la croata Sandra Perkovic si è dovuta arrendere, lasciando la medaglia d’oro alla capolista mondiale stagionale, Denia Caballero(ancora Cuba). Quest’ultima, ha letteralmente “ucciso” la gara con un primo lancio a 69,28, la cifra della vittoria finale. Bordata monstre, capace di mandare in confusione la Perkovic, rimasta al quarto posto fino all’ultimo lancio, il 67,39 che le ha messo al collo – quando ormai in pochi ci speravano – l’argento. Bronzo alla tedesca Nadine Muller (65,53), soli sette centimetri meglio della Perez.

L’oro dei 1500 metri non poteva sfuggire a Genzebe Dibaba, la primatista del mondo, dominatrice della specialità in lungo e largo per tutto l’arco della stagione. Un giro pazzesco (dagli 800 ai 1200 in 57.22!) per salutare la compagnia, e dar corpo ad un 800 metri finale corso con ogni probabilità al di sotto dei due minuti (4:08.09 il crono conclusivo). L’argento è sempre questione africana, grazie alla keniana Kipyegon (4:08.96), il bronzo va all’olandese Sifan Hassan (4:09.34). Mancavano i Mondiali, a Greg Rutherford, per chiudere il cerchio.

E il lunghista britannico non si è fatto sfuggire l’occasione, confermandosi ancora una volta come il lunghista più efficace della sua generazione, d’oro ai Giochi di Londra, agli Europei di Zurigo lo scorso anno, e oggi a Pechino, con un brillante 8,41 (+0.3). Battuti i cinesi (bronzo a Wang, che con 8,09 ha preceduto i connazionali Gao, 8,14 e Li, 8,10), battuto l’australiano Fabrice Lapierre, d’argento a 8,24. E’ il terzo oro per la Gran Bretagna, anche se oggi, per quel che si è visto in pista, non può che essere la festa dell’Africa (tre medaglie in altrettante finali di corsa).

Al Bird’s Nest si è rivisto Usain Bolt, protagonista del primo turno dei 200 metri. Per una volta, corsa al risparmio sia per il giamaicano (20.28, vincitore della sua batteria ma con il tredicesimo tempo!) che per i suoi avversari (Gatlin 20.19, settimo tempo). Il più veloce è il turco Ramil Gulyev, ex bambino prodigio dello sprint europeo, capace in questa circostanza, dopo anni di relativo oblio, di portare il record nazionale della distanza a 20.01. Domani, in semifinale, si farà sul serio.

Fonte: www.fidal.it

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