Mondiali, Van Niekerk e Yego ori alltime

  • Asia

di Marco Sicari

Il manifesto di questa quinta giornata di gare dei Mondiali è il tuffo sul filo di tre atleti: il sudafricano Wayde Van Niekerk, lo statunitense Lashawn Merrit, e il grenadino Kirani James, attori della più bella rappresentazione, almeno finora, di questa rassegna iridata. La finale dei 400 è un concentrato di bellezza da togliere il fiato: la vince il 23enne Van Niekerk in 43.48, mondiale stagionale, quarta prestazione iridata di tutti i tempi, davanti a Merrit, 43.65 (sesta prestazione di sempre, mai nessuno secondo con un tempo del genere) e a James, 43.78 (bronzo con un crono che è di soli quattro centesimi superiore al personale, e figurarsi se qualcuno era mai potuto arrivare terzo con un crono di questa portata…). Il povero Luguelin Santos, capace dell'ennesimo primato nazionale (questa volta con 44.11) è solo quarto, a distanza non siderale ma certamente netta. Pronti, via, il sudafricano e lo statunitense, praticamente appaiati, partono come saette, al punto che i decalage con gli avversari sono letteralmente divorati; la seconda curva non vede cedimenti, e il rettilineo finale è una battaglia; la spunta Van Niekerk, e a nulla vale il tuffo di Merritt sul traguardo. In tribuna, la squadra sudafricana canta di felicità per il primo trionfo della nuova stella del giro di pista.

Il Kenya che incappa nelle maglie dell’antidoping (della mattinata la notizia, poi ufficializzata dalla IAAF, delle positiva delle quattrocentiste Koki Manunga e Joyce Zakari) è anche il Kenya che brinda alla medaglia d’oro di uno dei suoi figli più amati e riconosciuti nell'atletica: il giavellottista Julius Yego, vincitore con un lancio dalla gittata clamorosa, misurato ai 92,72m della terza prestazione mondiale di sempre. Un exploit, quello dell’africano, di certo non inatteso, dopo i progressi fatti segnare in stagione, fino al 91,39 di record continentale africano realizzato a Birmingham, in Diamond League. La spallata arriva al terzo turno di lanci, e sconvolge la classifica: prima, per il vincitore, solo un 82,42; dopo, ovviamente, nient’altro. Il bello è che l’argento va ad un altro gigantesco prodotto africano, l’egiziano Abdelraman El Sayed, capace di 88,99, misura che rimette in discussione anni di equilibri e gerarchie, in una specialità la cui evoluzione, da tre anni a questa parte, tra nuovi paesi che emergono fino al vertice, non smette di stupire. Il bronzo finisce al collo del finlandese Tero Pitkamaki, certamente più avvezzo alla frequentazione dei podi, il cui giavellotto finisce a 87,64.

L’oro dei 400hs era stato prenotato da tempo dalla 29enne ceca Zuzana Hejnova, regolare quest’anno (otto vittorie in dieci gare; le ultime sette consecutive, inclusi turni eliminatori e tre prove di Diamond League; imbattuta dal 20 di giugno). Qui ha fatto praticamente corsa a sé, chiudendo a suon di primato mondiale stagionale, portato a 53.50. Alle sue spalle le americane Little (53.94) e Tate (54.02, la più talentuosa, ma dalla ritmica decisamente perfettibile). Quarto posto per la rivelazione stagionale, una delle pronosticate per il podio, la danese Sara Slott Petersen, 54.20. Colpi di scena a ripetizione nella finale dell'asta. Se la aggiudica la cubana Yarisley Silva, grazie ad un salto pennellato a 4,90, nell’ultimo tentativo a disposizione. E’ il colpo del KO alla brasiliana Fabiana Murer, fino a quel momento leader della graduatoria con 4,85 (la stessa misura valicata dalla cubana, indietro in classifica per via degli errori commessi a 4,70). La greca Nikoleta Kyriakopolou si prende il bronzo con 4,80, provando poi – senza esito – a rincorrere le avversarie sulle misure della vittoria. Due saltatrici, Murer e Silva (più la prima) che hanno in comune esperienze di allenamento italiane, tra Formia (dove la brasiliana ha risieduto a lungo) e Roma.

Ancora Kenya (sesta medaglia d’oro, già undici podi conquistati!) nei 3000 siepi donne: vince Hyvin Kiyeng Jepkemoi in 9:19.11, in uno sprint al calor bianco che vede coinvolte anche la tunisina Habiba Ghribi (9:19, 24, argento) e la tedesca Gesa Felicitas Krause (9:19.25, bronzo). La corsa è tutta nei 1000 metri finali (2:56.84), corsi senza riserve dopo un primo duemila alla caccia dell’indiana Lalita Babar, lepre solitaria per cinque giri (6:22.27). Ma oggi era anche la giornata delle semifinali dei 200 metri, nuova puntata della saga Bolt-Gatlin, ancora una volta protagonisti sulla velocissima pista del Bird’s Nest. E come già accaduto nei 100, lo statunitense si fa ingolosire dalla propria condizione e, malgrado il vistoso rallentamento finale, chiude in 19.87 (-0.2). Tempo che rischia di diventare nuovo macigno – psicologicamente parlando – in vista del turno per le medaglie. Bolt prosegue invece nella sua gestione al risparmio: curva corsa con convinzione, e rettilineo in scioltezza, evitando di sprecare energie. In ogni caso, con un tempo di 19.95 (+0.8), il secondo nel computo complessivo. Passano anche due europei: il turco-armeno Ramil Gulyev (20.10, una conferma dopo il 20.01 delle batterie) e il neo britannico Zharnel Hughes (20.14). Domani sera, nel primo pomeriggio italiano (le 14.55 nel nostro Paese), la sfida tra i due contendenti: Gatlin correrà in quarta corsia, Bolt in sesta, facendo dunque da lepre all’americano (in mezzo, il già citato Hughes).

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Fonte: www.fidal.it

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