MONICA CONDURELLI: Parola di un'allenatrice e di una madre

 “Lo sport deve educare alla vita”

Il ritratto di Monica Condurelli


a cura di Margherita Marrocco


Monica Condurelli è figlia d'arte del noto Prof. Irnerio Condurelli, impegnata da diversi anni nei settori giovanili dell'Atletica Viterbo. Attualmente segue ed allena anche i due talentuosi figli, Ludwig ed Eleonora Schertel.


Il suo rapporto con l’atletica, quando e come nasce.

Il mio rapporto con l’atletica nasce praticamente al momento della mia nascita nell’agosto 1964. Mio padre per quasi quarant’anni si è occupato di atletica ed io sono praticamente cresciuta al Campo Scuola di Viterbo. Fin da piccolissima ero sempre dietro mio padre che allenava, giocavo sulla pista, poi crescendo ho cominciato ad allenarmi, a gareggiare e ho seguito il suo esempio anche nella professione iscrivendomi prima all’ISEF di Roma e poi alla facoltà di Scienze motorie di Tor Vergata.

Qual è lo stato di forma della Zona Olimpica Atletica Viterbo?

E’ la società giovanile più importante della provincia di Viterbo, da anni impegnata nello sviluppo della disciplina. Negli ultimi anni grazie anche a molti giovani allenatori, la società è cresciuta anche a livello regionale, ottenendo risultati di rilievo sia con alcune individualità e sia nei CDS.

Allenare: come ci si arriva, che spinte ci sono, che sensazioni dà?

Ci si arriva naturalmente per chi come me è cresciuto con l’atletica e ha fatto dell’attività motoria la sua professione. La spinta e la voglia di allenare poi è aumentata quando i miei figli hanno cominciato ad appassionarsi. Poter trasmettere le proprie conoscenze, vedere i miglioramenti e la crescita progressiva dei tuoi ragazzi è una sensazione che non si può spiegare a parole. C’è la soddisfazione di aver trasmesso la capacità di impegnarsi e soffrire per il raggiungimento di un risultato nel rispetto delle regole e dell’avversario che molto spesso è anche tuo amico.

Che periodo è questo per l’atletica, che atmosfera si respira?

Per la nostra atletica oggi non è un momento molto felice. Gli ultimi anni hanno evidenziato, a mio parere, una scarsa attenzione per l’attività di base e per quella giovanile da parte della Federazione. Se non si potenzia la base sarà sempre più difficile pensare di essere competitivi a livello internazionale. Non ci si può sempre e solo affidare ai talenti. C’è bisogno di idee nuove e di stimoli nuovi per rilanciare tutto il movimento. Oggi la scuola, purtroppo non è più il bacino di utenza preferenziale (anche a causa della crisi economica) e si deve fare i conti con sport che per i giovani sono più accattivanti (giochi sportivi ad esempio).

Cosa può fare un allenatore per i suoi giovani? Come si lavora a motivarli?

Un allenatore non deve mai dimenticare di essere anche un educatore, deve formare il fisico dell’atleta per il raggiungimento del miglior risultato ma deve soprattutto contribuire alla formazione della persona-atleta. Deve insegnare i principi di lealtà e rispetto delle regole che oggi purtroppo nelle nuove generazioni non sono così scontate. In più la vita moderna ha creato una generazione di ragazzi motoriamente meno abili di quelli ad esempio della mia età, abituati a giocare per strada e a formarsi motoriamente già con i semplici giochi popolari. Oggi a scuola e al campo arrivano ragazzi che non sanno correre, saltare, lanciare, per cui bisogna cominciare dalle basi della motricità.

Motivarli non è semplice, bisogna cercare di rendere la nostra attività divertente variando spesso gli stimoli e i mezzi utilizzati. Le gare devono essere motivo di gioia e di verifica del lavoro fatto, il risultato legato al piacere di mettersi alla prova e alla soddisfazione del miglioramento.

Quanto tempo si dedica settimanalmente alla preparazione atletica dei giovani?

Io sono al campo dal lunedì al venerdì dalle 15.00 alle 18.00 circa e nei fine settimana sono in giro per le gare.

Donna e allenatrice: è più difficile? Ci sono contrasti tra i ruoli?

Non credo sia più difficile che per un uomo, basta solo organizzare i tempi: scuola, casa, campo…

Cosa significa essere l'allenatrice anche dei propri figli, seguirli a 360 gradi? Come cambia la loro educazione?

Allenare i propri figli è un po’ più complicato perché a volte loro non riescono a distinguere i due ruoli. Sul campo sono l’allenatrice di tutti e devo dedicare a tutti la mia attenzione allo stesso modo. A casa sono la mamma e me li posso coccolare. Loro e soprattutto Eleonora a volte vorrebbero che io mi dedicassi solo a loro e questo crea qualche problema.

La loro educazione non cambia, devono sempre essere corretti con tutti, compagni, avversari, giudici ecc. Lo sport deve allenare alla vita… Educazione e lealtà sono sempre al primo posto.

Quello che si modifica è la gestione del tempo: chi fa sport deve imparare a gestire la scuola, l’attività sportiva e il tempo libero che rimane.

Una madre senza la sua esperienza come fa a riconoscere e promuovere il talento nei propri figli?

Secondo me la cosa più importante che deve fare un genitore è quella di promuovere la pratica dell’attività sportiva a prescindere dal talento o dal risultato. La pratica dello sport è importante nella crescita di un giovane, però non devono essere i genitori a scegliere l’attività che deve fare il figlio, né assillarli per il raggiungimento del risultato. La crescita sportiva deve avvenire per gradi, questo li farà appassionare e li spingerà a continuare anche se ciò comporterà sacrifici e rinunce.

In una società in cui la cronaca demitizza quotidianamente gli eroi sportivi di noi tutti, in cui sentiamo parlare di doping, vediamo comportamenti poco orientati alla correttezza sportiva, cosa può fare un insegnante per motivare i valori più sani nei ragazzi? Cosa significa insegnare sport sul piano etico e culturale?

Oggi in un mondo come il nostro, dove non sempre la lealtà e la correttezza sono al primo posto, non è facile riuscire a trasmettere valori positivi. L’atletica in questo aiuta; la sfida è prima di tutto sempre con i propri limiti, c’è il cronometro e il metro che non mentono. La cosa importante è quella di gareggiare sempre utilizzando mezzi leciti. L’insegnamento dello sport deve essere questo.

Figlia d'arte, moglie, madre, allenatrice, fiduciario tecnico Fidal Viterbo: che peso ha tutto questo sulla donna Monica?

Un peso importante, l’atletica fa parte della mia vita da sempre ma ho la fortuna di condividerla con i miei cari e quindi la donna Monica è serena.

Femminilità, corpo e sport: che tipo di rapporto c’è?

Sicuramente lo sport e la femminilità vanno di pari passo, l’amore e la cura per il proprio corpo esalta la femminilità.

Il più bel regalo che le ha fatto l’atletica e la più grande rinuncia.

Poter svolgere un’attività che mi piace con il piacere di farlo. Grandi rinunce per l’atletica non ne ho fatte.

Disciplina e sacrificio sono sinonimi nello sport?

Secondo me si non ci può essere disciplina senza dover fare qualche sacrificio. Allenarsi costantemente ti porta sempre a dover sacrificare qualcosa. La cosa importante è sapere che il sacrificio porterà al raggiungimento di un risultato. E se è questo ciò che si vuole anche il sacrificio sembrerà meno duro.

La soddisfazione agonistica più grande?

Aver sempre svolto attività con il piacere di farlo ed essermi presa delle soddisfazioni pur non avendo raggiunto risultati strepitosi.

Un’esperienza che ha voglia di condividere.

L’emozione provata a gennaio quando mia figlia ha migliorato dopo 30 anni il primato provinciale di salto in alto che avevo stabilito io nel 1982!









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