Mosca: settimo posto per il capitano azzurro Nicola Vizzoni

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Settimo posto nella finale del lancio del martello per il capitano azzurro Nicola Vizzoni, 39 anni, alla nona partecipazione in un mondiale (per lui cinque finali, quattro delle quali concluse tra i primi otto). Eliminato Nella semifinale dei 400 metri Matteo Galvan. Domani cinque italiani in gara nella sessione mattutina.

LA CRONACA DELLE GARE

Martello uomini

Il capitano ha un cuore grande così. Nicola Vizzoni voleva regalarsi una finale mondiale, ed è riuscito nell’impresa, prima centrando l’accesso nei 12, e poi, questa sera, nel corso della gara per le medaglie, quello nei primi otto, che gli assegna ufficialmente la qualifica di finalista iridato. Una gara thrilling, quella del colosso di Pietrasanta: il lancio decisivo è il secondo, misurato a 77,61. Un’esecuzione magistrale, nella quale Vizzoni ritrova per un attimo, come d’incanto, la velocità di rotazione in pedana, quella dei tempi belli, aggiungendo in un colpo solo 155 centimetri al suo primato stagionale. La serie, regolarissima intorno ai 75 metri (75,33; 77,61; 75,29; N; 75,42; N) si arricchisce anche di un nullo misterioso – per un’infrazione di pedana poco visibile nei replay in tv – nel quarto tentativo, comunque valutabile anch’esso, a spanne, intorno ai 75 metri. Il nullo, vero a tutti gli effetti, questa volta, arriva nel sesto turno, quando Vizzoni abbandona l’attrezzo senza completare il lancio. Il settimo posto è un grande risultato per il martellista azzurro, argento olimpico a Sydney 2000, veterano di mille battaglie, alla nona esperienza in un mondiale (stasera la quinta finale, e la quarta volta tra gli otto). L’oro va alla gioventù emergente (ed abbastanza ingombrante) del polacco Pawel Fajdek, che firma con 81,97 il mondiale stagionale; dietro di lui l’ungherese Pars (80,30) e il ceco Melich (79,36), con il campione olimpico di Pechino (e argento a Londra), lo sloveno Kozmus, al quarto posto, fuori dalle medaglie per 14 centimetri.

400m uomini

Nessun rimpianto, perché come ampiamente prevedibile, per centrare l’accesso alla finale dei 400 metri, Matteo Galvan avrebbe dovuto compiere una vera e propria impresa. Ovvero, non solo il record italiano, ma un crono al di sotto dei 45 secondi (l’ultimo tempo di ripescaggio è il 44.95 del brasiliano Anderson Henriques). Finisce dunque in semifinale, il Mondiale del vicentino, quinto in 45.69 e lontano dal 44.60 con cui l’amico e compagno d’allenamenti LaShawn Merrit si impone nel turno. L'azzurro è bravo, corre ancora una volta con intelligenza, ma le energie sono ormai palesemente al lumicino. Il 45.69 conferma la sua crescita internazionale. Nelle altre serie, In grande evidenza il saudita Yousef Ahmed Mashrahi, che vincendo in 44.61, oltre a stabilire il record nazionale, si candida con prepotenza ad un posto sul podio. Due europei in finale: il belga Jonathan Borlee (44.85) e il ceco Pavel Maslak (44.84, anche nel suo caso record nazionale). Galvan chiude con il sedicesimo tempo complessivo tra i semifinalisti, ma con un primato personale nuovo di zecca, il 45.39 realizzato ieri in batteria.

Come già accaduto per Libania Grenot, un punto di partenza in previsione della staffetta 4x400.

Che sprint: Fraser 10.71

Serata di grandissime emozioni allo stadio Luzhniki di Mosca. Il colpo di cannone lo dà Shelly Ann Fraser, proprio alla prova conclusiva della sessione: i suoi 100 metri sono a dir poco formidabili, con il cronometro che segna un pazzesco 10.71 (con la solita bava di vento contrario, -0.3), primato mondiale stagionale, un solo centesimo dal record dei Campionati fissato da Marion Jones nell’edizione di Siviglia 1999. La giamaicana esce dai blocchi letteralmente come un siluro, scavando un abisso, tra sé e le avversarie, rimasto tale praticamente fino al traguardo: l’argento di Murielle Ahoure è lontano ben 22 centesimi (10.93), il bronzo di Carmelita Jeter 23 (10.94). In cinque (fino a English Gardner e Kerron Stewart) vanno sotto gli undici secondi. Uno spettacolo. La grande sorpresa viene dal salto con l’asta: Renaud Lavillenie deve inchinarsi al tedesco Raphael Holzdeppe, che coglie con 5,89, dopo il bronzo olimpico dello scorso anno, la prima affermazione assoluta in carriera. Il francese è secondo con la stessa misura del vincitore, superata però al terzo tentativo (il tedesco vola via alla prima). I successivi tre tentativi a 5,96 non sortiscono nessun effetto per entrambi i saltatori.

Quarto titolo iridato consecutivo per Valerie Adams: la straordinaria pesista neozelandese fa suo l’oro con un lancio di 20,88, sufficiente a tenere a bada la voglia di rimonta della tedesca Schwanitz (20,41); il bronzo va alla cinese Gong (19,95) di un solo centimetro rispetto alla statunitense Michelle Carter (19,94!). La gioia a stelle e strisce è però quella di David Oliver, trionfatore nei 110hs con un 13.00 (+0.3) che gli assegna anche la soddisfazione del miglior crono mondiale 2013. Il connazionale Ryan Wilson è secondo, mentre il bronzo va al russo Shubenkov, abile a sfruttare l’errore sulla nona barriera di Jason Richardson (tripletta USA mancata di un niente). L’oro dei 400 metri al femminile va alla britannica Christine Ohuruogu, la donna dei finali beffa, che soffia via l’oro iridato ad Amantle Montsho (Botswana), accreditata dello stesso 49.41 che vale per lei il record nazionale. Bronzo ancora ai padroni di casa russi, con Antonina Krivoshapka (49.78).

Marco Sicari

Fonte: Fidal.it

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