Sara Jemai: Il diario di una lanciatrice

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a cura di Carlo Cantales

Sette titoli nazionali al seguito, Sara Jemai, atleta cresciuta nella società U.S. Sangiorgese, racconta con grande immediatezza e slancio la sua passione per l’atletica, la sua specialità, il giavellotto, il suo percorso, il rapporto con il campo e l’allenatore, il suo ingresso nella scuderia del Centro Sportivo Esercito, le gare che l’hanno vista protagonista assoluta e il futuro agonistico al quale si sta preparando (scheda personale dal sito FIDAL.it)

Giovane e promettente: Sara Jemai che rapporto ha con  l’atletica?

Del il mio rapporto con l’Atletica preferirei parlare come di un bellissimo connubio, che mi ha trascinato in un’esperienza stupenda e mi ha coinvolto a 360 gradi, regalandomi una collana interminabile di emozioni: ogni momento è rappresentato da una perla rara e che conservo gelosamente nel mio scrigno dei ricordi.

I primi passi a che età e come?

Ad esser sincera, prima di esplorare questo stupendo universo ne vedevo solo la fatica, senza comprenderne il fascino, ma dopo una gara del lancio del Vortex ai giochi della gioventù delle medie, e grazie ad un risultato che riuscì ad attirare l’attenzione di un dirigente, lì nelle vesti di giudice,iniziai a frequentare la squadra di Atletica del mio paese… e da allora non me ne sono più voluta staccare per la stupenda atmosfera che la caratterizzava.

Da subito il feeling con il Giavellotto o solo una predilezione scoperta provando?

Entrambe; alla prima gara, di Vortex, mi accorsi che potevo lanciare lontano, e mi piaceva… sentire quella carica, quell’emozione, e poi, un’inspiegabile quanto banale esultanza nel vedere un oggetto lanciato da me volare lontano. La voglia di provare altre gare, di diversificare la preparazione e la necessità di costruire un gesto, il lancio del giavellotto, che comprende una rincorsa, un “salto” ed un lancio mi ha portato alle prove multiple.

Qual è il primo ricordo sportivo che hai?

Penso che i palleggi con la palla da volley con i miei genitori in soggiorno  quando frequentavo la seconda elementare sia uno dei primi… ma fin da piccola ho amato la competizione e vivevo ogni gioco come una piccola gara. In ogni  caso credo che mi piaccia ricordare soprattutto la prima gara di giavellotto da cadetta che mi regalò un’emozione diversa dalla prima partita di pallavolo fatta in quinta elementare e grazie alla quale capii che avrei voluto spendere molto del mio tempo al campo iniziando a dedicarmi anche all’atletica.

Ricordi le emozioni della tua prima gara e del primo campionato italiano?

L
a mia prima gara… ero naturalmente emozionata, giocavo a pallavolo da diverso tempo quindi ero abituata alla competizione, e nonostante possa sembrare che nel lancio del giavellotto l’agonismo venga in qualche modo stemperato dai ritmi della gara, lì non è stato assolutamente così. Mi sono divertita davvero tantissimo e avrei voluto quella gara non finisse mai. Il primo Campionato Italiano però è stata un'altra cosa, anche perché ci arrivai senza quasi aspettarmelo, la trasferta, il campo e l’organizzazione, le ragazze da tutta Italia… difficile da spiegare, forse più facile da comprendere però... inoltre un argento che non avrei mai potuto pensare possibile… un sogno che iniziava a prendere corpo.

Che differenza c’è con l’ultima, quella in cui hai vinto il titolo italiano di prove multiple? Addirittura superando il limite dei 5000 punti?

Il percorso. Allora ancora non potevo neanche immaginare di poter preparare gare del genere, questa volta ero consapevole del lavoro e dell’impegno che avevo speso per voler migliorare. Ma l’emozione, quella è rimasta sempre grande, anzi, la consapevolezza del lavoro svolto regala ancora più valore a quella medaglia che rappresenta solo la punta di un iceberg di emozioni.

Affrontare ben sette specialità invece che una sola comporta un altro tipo di concentrazione e di preparazione. Come ti sei rapportata a questo appuntamento?

Ero concentrata e sapevo che avrei potuto giocarmi le mie carte. In atletica è più facile, credo, conoscere in anticipo i valori in gioco, almeno per quanto mi riguarda. Nei mesi che precedono la gara… gli allenamenti, i test, le altre gare, ma soprattutto il lavoro al campo. In ogni istante si può giudicare in maniera abbastanza obiettiva quanto è nei propri mezzi. Questo sicuramente non toglie nulla alla magia della gara che poi prende ogni volta una vita sua propria nel momento che inizia, ma come ogni altra volta credo che il segreto sia appassionarsi agli allenamenti, ed al lavoro che precede l’evento. Si, la verità è che mi piace allenarmi, e la gara è il momento in cui metto in pratica quel che mi piace fare confrontandomi con gli altri, ed anche stavolta è andata così, sette volte di fila!

Cosa ti è passato per la mente e a chi hai pensato quando hai capito che quella medaglia d’oro sarebbe stata tua?

Ho pensato che finalmente non avrei più sentito quella sensazione di “giavellottista prestata alle prove multiple”. In realtà sono una giavellottista, il giavellotto è la mia vera passione e la gara che mi potrà restituire le soddisfazioni più grandi, ma non riuscirei ad allenarmi solo lanciando, ho bisogno di costruire la mia preparazione in modo completo e le prove multiple sono un continuo stimolo che mi regala la possibilità di condividere molti momenti incredibili. In questi anni ho dedicato tanto impegno a questa disciplina, e, nonostante arrivassi sempre vicina al podio, ne sentivo sempre la distanza. E’ stata una bella rivincita e ne sono orgogliosa, ho pensato a questo, e a tutti quelli che mi sono stati vicino ed hanno creduto che ce la potessi fare.

L’hai dedicata a qualcuno in particolare?

Sicuramente ai miei genitori, che mi hanno sempre incoraggiato e cui dedico ogni gara che faccio, ovviamente ai miei allenatori, senza i quali non potrei definirmi un’atleta; ma questa in particolare anche Sergio Restelli, è venuto a vedermi gareggiare, mi è sempre vicino e con Donata, sua moglie, mi sostiene in ogni momento. Sergio mi ha accolto in casa sua come se fossi una figlia ed era in tribuna nella seconda giornata cantando e gridando cori da stadio per incoraggiarmi. E’ stato grandissimo, gli devo molto.

Sette gare come sette sono i titoli nazionali vinti sino ad oggi. Li hai vissuti tutti allo stesso modo?

Sicuramente no. Ognuno ha avuto una sua storia ed una sua importanza, ma così come tutti i podi e i piazzamenti. Sono davvero convinta che sia bello lavorare per quei momenti, e ciascuno rappresenta una tappa unica ed irripetibile di un percorso che fino ad ora non mi ha mai deluso, ciascuno è lo stupendo panorama che quel viaggio mi ha regalato, un viaggio fatto di ore ed ore spese a fare quel che mi piace con delle persone fantastiche che condividono con me questa passione.

Nel 2011 l’argento sul palcoscenico internazionale a Tallin. Quella medaglia cosa ha significato?

L’apertura di un nuovo sipario e la consapevolezza che avrei potuto “giocare” anche in pianeti diversi, dandomi la possibilità di conoscere ed arricchirmi di nuove esperienze… e tutto sempre grazie a quel che mi piace… mi è sembrato addirittura presuntuoso avere tanto in premio… Fu davvero bellissimo, ancora adesso mi sembra di rileggere una favola quando mi ritrovo a guardare le foto di quei giorni.

Dalla San Vittore Olona all’ U.S. Sangiorgese ed infine al C.S. Esercito: cos’è cambiato nella tua vita in seguito a queste scelte?

In realtà la mia grande fortuna è stata che in questi trasferimenti sono sempre rimasta legata alle medesime persone ed agli stessi compagni di squadra. Non li vedrei come dei veri cambiamenti, e sono stati motivati da una naturale evoluzione dell’esperienza che ho condiviso e maturato con i miei compagni di viaggio, allenatori e atleti. L’esercito ha decisamente contribuito a ridisegnare lo scenario a favore di un maggiore impegno ed una maggiore professionalità, ma potendomi allenare sempre nel medesimo microcosmo ho potuto solo beneficiare dei miglioramenti di una condizione già di per sé unica che ora però non potrebbe essere migliore.

Dove e come ti alleni?

Mi alleno a San Giorgio su Legnano, nel campo sportivo Alberti. Oltre a Carlo Giulioni che mi segue da che ho cominciato e mi ha regalato una base di lavoro davvero inimitabile, alle volte faccio qualche puntata a Rivoli, da Enzo Marchetti, un personaggio incredibile cui devo davvero molto. Enzo mi ha restituito quella visione e quell’interpretazione del lancio del giavellotto che ritengo solo un campione che ha sentito cucite addosso quelle sensazioni può restituire. Vorrei arrivare un giorno a provare le emozioni che lui con straordinaria semplicità riesce a descrivermi alle volte anche solo con uno sguardo o con una battuta in dialetto piemontese.

...e le altre specialità?

Talvolta mi alleno in palestra, a Castellanza, nella palestra pesi del palazzetto dello sport, ma per lo più al campo. In pista alterno allenamenti di tecnica del giavellotto a tutte le altre specialità. Ho la fortuna di essere “immersa” in un sistema che condivido e mi motiva in ogni istante, Nicola Lux mi segue nella preparazione degli ostacoli, Alberto Galli nel lancio del peso, e da quest’anno fa parte della squadra anche Maurizio Garufi ad occuparsi della mia preparazione di forza, e non ha fatto fatica ad inserirsi nel nostro bellissimo gruppo. A questo aggiungo che non sono mai sola, nella Sangiorgese ci sono davvero tanti atleti fortissimi ed è sempre stimolante lavorare tutte le sere con un livello così alto. Credo che questo sia il vero segreto di tutti i risultati che stiamo ottenendo in questi anni, senza contare l’aiuto che un ambiente del genere mi ha trasmesso nei momenti difficili.

Ci racconti una tua giornata tipo?

Mi sveglio presto, verso le 07:00, prendo il treno e vado all’università. Le lezioni alle volte sono solo la mattina alle volte anche di pomeriggio. Quando non ho lezione studio e verso tardo pomeriggio mi alleno. Di solito un paio d’ore. Il sabato o la domenica quando non ci sono le gare può capitare che mi alleni la mattina o il pomeriggio e il fine settimana esco con gli amici, o seguo la pallacanestro San Giorgio cui sono legata a doppio filo e che quest’anno ci ha regalato la gioia della finale in B2!

Non c’è atleta senza il proprio allenatore ed il rapporto che si genera non si limita al campo d’allenamento o di gara. E’ anche per te così?

Sicuramente condivido con Carlo una parte importante della mia esperienza di vita. Mi è sempre stato vicino, forse non si è mai reso conto di quanto mi sia stato d’aiuto in certe occasioni.
E’ una persona davvero speciale e quel che più mi ha colpito fin da piccola è la sua capacità di sapersi adattare ad ogni situazione e trovare una soluzione a qualsiasi problema sempre con il sorriso sulle labbra. Sono convita che l’atmosfera fantastica che si respira al campo di San Giorgio sia dovuta anche alla sua incredibile capacità di far divertire tantissimo un esordiente da un lato del campo e spiegare la tecnica di una qualunque altra specialità con quanta più professionalità si possa immaginare dall’altra. Mi sono sempre più resa conto che nel piccolo mondo che il mio allenatore ha cercato di costruire con i suoi più stretti collaboratori, io mi sia trovata decisamente a mio agio, e questo mi ha aiutato moltissimo anche fuori dal campo. Condivido con lui un progetto che si è realizzato in questi anni, e non parlo solamente della mia esperienza. Il campo a San Giorgio è un’isola che bisognerebbe conoscere, è il frutto di una collaborazione stretta tra persone che condividono una passione senza gelosie o manie di protagonismo e questo si legge nei risultati di tutti che sembrano arrivare con sconvolgente semplicità. Sono molte le cose che si potrebbero dire sul suo conto… impossibile elencarle tutte…E’ laureato in fisica e in fisioterapia, quindi oltre ad avere la fortuna di non dovermi muovere da casa per qualsiasi tipo di riabilitazione o massaggio è grazie a lui che ho capito lo studio di una funzione! Spesso mi trovo a discutere con lui anche del mio impegno scolastico e professionale, e credo che senza mai avere la presunzione di consigliarmi, mi abbia sempre in qualche modo aiutato a capirmi, lasciandomi libera di scegliere quel che era meglio per me.  Lo considero un saldo punto di riferimento: non solo un bravissimo allenatore ma anche un grandissimo amico. Non cambierei allenatore per nulla al mondo quindi spero di riuscire a ricambiare con il mio impegno tutto il tempo che mi ha dedicato e che spero voglia dedicarmi ancora a lungo.

C’è un episodio in particolare nella tua memoria che avete condiviso tu e Carlo?

La verità è che ogni volta che partiamo per una gara si avverte quella magia che ancora oggi ci regala un’elettricità particolare, e voglio pensare che ogni episodio sia in qualche modo speciale. Se devo pensare ad un “aneddoto”, ancora sorrido per quella volta in cui ai campionati Italiani di Prove Multiple a Macerata, sembra incredibile, avendo sbagliato ad impostare il navigatore, a poco meno di un’ora dalla gara, senza accorgercene perché chiacchieravamo tranquillamente, ci ritrovammo ad…ANCONA! Riuscii lo stesso a gareggiare dopo una corsa in macchina inenarrabile e feci il mio risultato migliore di sempre tolto l’oro di Busto. Dato che il navigatore l’avevo impostato io penso che chiunque altro mi avrebbe potuto uccidere, invece mi sono ritrovata in un episodio di “Fast and Furious” con Carlo al volante (che alla guida solitamente a fatica supera i 100 all’ora in autostrada). Ecco, mi piace pensare che questo episodio descriva bene quanto sia incredibile l’esperienza che sto vivendo. Probabilmente in un altro contesto sarebbe andato tutto all’aria e ci saremmo velocemente persi d’animo, invece arrivò l’ennesima perla da ricordare.

Quali sono i prossimi appuntamenti che hai programmato per la stagione outdoor?

In realtà programmiamo più un “periodo di forma” che degli appuntamenti specifici, il tentativo è quello di far coincidere il periodo di massima resa con il periodo più “caldo” della stagione. Chiaramente adesso nel mirino ci sono i Campionati Italiani Individuali e i Campionati Europei U23.

Hai un portafortuna o un gesto abituale/scaramantico che ti accompagna in gara?

Non proprio, ci sono dei piccoli oggetti cui sono legata, ho le mie abitudini nel riscaldamento e il mio “protocollo”, ma non sono rituali, si tratta solo di comodità e necessità di preparazione.

Se dovessi  scegliere un colore in particolare per il completo da indossare in gara, avresti una preferenza?

Verde! Ma un verde brillante, che al vederlo non si riesca a trattenere il sorriso, sì, ne sono sicura, ma questo solo nel mio sogno quando ad occhi chiusi lascio la fantasia giocare con i pensieri. In una pedana importante, mi vedrei naturalmente in azzurro, per tutte le gare voto senza pensarci l’arancio e blu Sangio!

Cambieresti qualcosa nell’abituale svolgimento delle gare d’atletica in Italia o quantomeno c’è qualcosa che hai apprezzato tra le tue tante esperienze che consiglieresti di esportare in ogni competizione?

In realtà preferisco lasciare questo agli “addetti ai lavori”, forse mi piacerebbe alle volte vedere una maggiore serenità nei campi gara, soprattutto nelle categorie giovanili, fino ad allievi, senza quel rigore attorno alle pedane che non consente agli allenatori di stare vicino ai propri atleti, ma tutto sommato credo che le gare vadano bene così com’è adesso.

Lasceresti un saluto ai nostri lettori?

Ringrazio sicuramente chiunque abbia speso del tempo a leggere queste righe augurando a tutti di essere il più felici possibile di quel che hanno… e vivere serenamente perché non c’è problema che non si possa risolvere!


Grazie a Sara per la sua disponibilità, assieme a tutto il supporto che potremo moralmente darle durante le qualificazioni di sabato 13 luglio e, le auguriamo, la finale di domenica 14 luglio nel lancio del giavellotto ai Campionati Europei su pista Under 23 di Tampere (FIN). Tutti i risultati, gli orari e le composizioni dei gruppi/batterie sono consultabili quì , mentre la diretta streaming della rassegna continentale e della sua gara è in corso quì .

Foto: FIDAL/Colombo

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