Solo chi corre può capire... forse!

  • Toscana
  • Campania
  • Pistoia

di Aldo Martucci

Quella piccola ma grande atleta credo che stavolta abbia addirittura disatteso anche il cosidetto luogo comune del “solo chi corre può capire”. Penso che leggendo, possiate condividere questa mia incertezza. Già, perché nonostante corro, non sono sicuro di poter capire quello che ha fatto, negli ultimi tempi, la nostra Tina Franzese per preparare la ultramaratona di 50 km della Pistoia – Abetone. È talmente oltre il semplice concetto del “correre” che pur pensando e ripensando al tutto non trovo mai piena soddisfazione nelle conclusioni che via via ho tratto. La disponibilità di Tina ai rapporti con chiunque corre è nota, a prescindere dalle prestazioni. Grazie a questo l’ho conosciuta anche io e condividendo la comune passione per la corsa ho potuto vivere da vicino il suo progetto ultramaratona. Ne vorrei raccontare alcuni tratti significativi cogliendo quegli aspetti che possono dare senso al mio sgomento sperando che possa trovare in voi un minimo di comprensione.

Dopo la bella mezza maratona di Agropoli e poi quella di Meta, una sera, litigando in chat come spesso accade tra amcici autentici come noi, Tina manifestò interesse per la ultramaratona. Non ricordo se andò proprio così ma fatto sta che ci ritrovammo a parlare della Pistoia – Abetone. Disquisimmo delle difficoltà di questa gara: caldo, lunga distanza e salite, lunghe salite addirittura nella seconda parte fino al traguardo. Ero scettico, tentai senza convinzione di dissuaderla, ma sapevo che lei aveva ormai deciso ragion per cui avrei rischiato solo di intensificare le nostre frizioni sugli argomenti podistici, spesso così veementi da costituire veri attentati al nostro rapporto amicale. L’assecondai e così, quasi per gioco, finimmo per organizzare nel dettaglio ogni cosa per il suo post dipartita. Ridevamo pervasi da consapevole follia, sicuri di sapere cosa occorreva fare per arrivare alla gara.

Qualche giorno e l’iscrizione, la logistica e la compagnia furono perfezionate. Dal consulto con il suo allenatore era scaturito anche il programma degli allenamenti. Già dalla prima lettura emerse in maniera inequivocabile che le settimane successive sarebbero state scandite da una approfondita escursione nelle visceri della sofferenza ma poi, come si sa, l’ottimismo riprende il ruolo privilegiato. Cominciarono gli allenamenti. Ancora ripercorro con costernazione quei numeri: 20 km la mattina e 10 il pomeriggio, 40 km in salita, infinite ripetute di ogni distanza, terrificanti defaticamenti e cosi a proseguire fino a quell’allenamento (del quale ho rimosso i numeri per evitarmi gli incubi) da sostenere senza assumere carboidrati. Non so cosa pensare, non lo so nemmeno adesso che è finita. Anche per questo asserisco che l’adagio “solo chi corre può capire” vada riformato con l’aggiunta di un forse! Infatti non capisco come possa la minuta campionessa sostenere simili sacrifici, dove possa il suo fisico trovare l’enorme quantità di energia necessaria, come possa recuperare tra un allenamento e l’altro. E vogliamo dirlo? Come possa coniugare il tutto con le altre gravose e molteplici esigenze di una donna moglie e mamma. P

reoccupato non poco per il supplizio di una amica che con ogni probabilità ne avrebbe decretato il crollo psicofisico nei giorni successivi mi sono costantemente aggiornato sulle sue condizioni. L’ho fatto dapprima per curiosità e poi, con il passare dei giorni, con il pensiero stabilizzato sui connotati propri della preoccupazione permanente. Non me la sento di dettagliare sullo stato di Tina, potreste facilmente convenire anche voi con ovvi ragionamenti. Rimane che Lei, a prescindere dalle condizioni attuali cui poco alla volta è giunta, ha proseguito con gli allenamenti previsti con cura e scrupolo, come se il caldo, l’alimentazione, la fame, la stanchezza, le salite ed ogni altra cosa fossero nient’altro che sensazioni sgradevoli che nulla possono contro lo straripante desiderio di giungere lì, al gonfiabile al cui piede immagino sia posto l’indicazione del 50° km e magari, in alto, il display con l’indicazione del tempo che lei sogna. Pur non capendo fino in fondo il senso di tutto questo, ma convinto che una forte motivazione ed una sana ambizione possono fare miracoli, riterrei Tina la migliore rappresentante che noi podisti di questa latitudine potessimo avere, quale che sarà l’esito finale perché lei, per quello che ha fatto, ha già vinto.

Forza Tina, domenica 29 giugno porterai il mio sogno, e credo anche di tanti altri, al traguardo dell’Abetone. Vedrai, ansia e preoccupazione saranno diluite in un mare di gioia e, francamente, non mi importerà più se ho capito o meno.

comments powered by Disqus
Pubblica con noi

Calendario e classifiche

APRILE
LunMarMerGioVenSabDom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
Pista Strada Montagna Lanci Marcia Campestre Trail
Inserisci il tuo evento

Evento collegato

Pistoia-Abetone Ultramarathon 2014