TENACEMENTE GIUSY

                                                                                                            Continua...

 

                                                                 “Trovare il modo di ridere alla vita!”

 

a cura di Margherita Marrocco


 

Giusy Versace, la donna.

“sono felice quando a Milano il cielo è azzurro e io posso mettere su i miei occhiali da sole. Sono felice quando sento l’odore del mare e quando mangio le polpette di melanzane con mia madre”…

 

Versace: un cognome importante, che rimanda subito al mondo della moda. Cosa significa essere una Versace e che peso ha avuto nelle tue scelte.

Essere una Versace? Sui giornali si è scritto spesso (si scriverà ancora?) che per me è diverso, che non posso capire la reale condizione di chi è disabile. Ma essere una Versace, avere un cognome così importante e pesante allo stesso tempo non significa che non sono disabile. Che fossi Versace, Rossi... poco importa perché in ogni caso non potrei avere più le mie gambe. Soltanto io so quello che ho passato, quanto abbia sofferto sia psicologicamente che fisicamente. Stare su una sedie a rotelle e cercare di alzarsi, non si ha la minima idea del dolore che si può provare… Mi rendo conto di essere fortunata perché io da quella sedia a rotelle ho avuto la possibilità di alzarmi; ci sono persone che questo non lo possono fare e trovano comunque uno scopo nella vita, trovano comunque il modo di ridere alla vita. E ci tengo a dire che pur essendo una Versace, tutto quello che ho me lo sono conquistato: ho fatto la gavetta, ho lavorato per ditte concorrenti e ho fatto orari 'no stop' per non passare per quella raccomandata. Grande fatica e grande impegno sempre costanti nella mia vita; non mi sono mai cullata sugli allori. Ogni cosa è stata veramente e duramente conquistata da Giusy.

 

Ti sei dimostrata una calabrese 'doc'. Nella tua vita quanto è contato essere 'cocciuta'?

Da buona calabrese sono stata sempre tenace, caparbia e determinata. Dopo un anno e mezzo dall'incidente ho preso la patente e ho ricominciato a guidare. E' stato un momento difficile: tornare in macchina, toccare il volante... era un continuo ricordo di quel giorno e, ricordavo esattamente ogni singolo istante del mio incidente. Ma sono stata forte, cocciuta nel non mollare mai e affrontare con coraggio tutte le difficoltà. Perché anche andare al campo di atletica con le gambe in spalla, sedersi a terra e cambiare le gambe non è facile; ci sono tanti che ti guardano con stupore, però poi ci si abitua a vedere queste cose. Indipendenza prima dell'incidente e ancor più dopo l'incidente: desiderio di riuscire a far tutto da sola, anche se ho poi compreso che da soli non si fa nulla... da soli non si va in nessun posto.

 

Spesso tutti noi ci lasciamo distrarre dai valori più genuini, ma quando arriva la sofferenza si ritrovano le cose più vere… 

Forse bisogna davvero attraversare il dolore per imparare ad apprezzare ciò che si ha. Quando stiamo bene diamo sempre tutto per scontato. Forse è umano, ma ciò che conta è che non è mai troppo tardi per ricominciare o per cambiare strada. Dio ci ha dato il libero arbitrio, dunque, è facile sbagliare. Io se non avessi perso le gambe non avrei imparato ad apprezzare tante cose e forse non avrei mai neanche pensato di fondare una onlus e dedicarmi agli altri. 

 

Hai avuto una grande fede e un grandissimo amore da parte della tua famiglia... 

Guai a non averli. Da soli non si va da nessuna parte. Senza la grande fede che mi appartiene e il grande amore della mia famiglia io non avrei mai avuto la forza di alzarmi da quella sedia a rotelle e forse neanche di guardarmi più allo specchio. 

 

Sei un esempio concreto di forza, coraggio, riscatto, voglia di vivere: parlaci della donna che sei. 

Sono una donna iperattiva. A casa? Prima dell'incidente non riuscivo a stare a casa senza iniziare a spostare qualcosa: che fossero mobili, librerie, poltrone non aveva alcuna importanza. Mi piaceva cambiare colore alle pareti e, se fosse stato possibile probabilmente avrei trovato una diversa collocazione anche ai muri. Però, devo dire che anche ora lo faccio... in questo non sono cambiata. Non ho tempo di annoiarmi, per fortuna. Trovo sempre qualcosa a cui appassionarmi e di questo sono grata a Dio. 

 

La tua visione della femminilità 

Domanda difficilissima! La femminilità è un insieme di cose, caratteristiche fisiche e psichiche. Una volta credevo che la femminilità fosse avere due belle gambe. Credevo che con una mini gonna e un tacco si poteva essere super femminili… perdendo le gambe ho capito che mi sbagliavo e ho capito che si può essere femminile anche con un jeans e un paio di sneakers. 

 

Cosa vorresti dire al mondo che ancora non hai detto e cosa vorresti si dicesse nel mondo di te che ancora non si è detto.

Vorrei dire al mondo di porre fine all’odio e all’invidia. Di imparare a volersi più bene e di condividere cose ed esperienze senza doppio fine. Se tutti aprissero il proprio cuore a Dio, questo sarebbe possibile! Cosa vorrei si dicesse di me … non saprei. Forse semplicemente qualcosa del tipo “se ce l’ha fatta lei, posso farcela anche io”.

 

Il tuo grido di esultanza: cosa urli quando vinci, o quando ti dai la carica. 

Esultanza: Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii … 

Carica: Gesù, per favore corri con me! 

 

Chiudiamo con questa meravigliosa poesia di Pablo Neruda: aggiungeresti qualcosa a queste parole... cos'è per te la Felicità?

SONO FELICE! 

Lasciatemi essere felice! 

Non è successo niente, 

accade solamente 

che sono felice 

in tutti i punti del cuore, 

mentre cammino, 

dormo e scrivo. 

Che posso farci? 

Sono felice! 

L'aria canta come una chitarra. 

Sono felice dell'erba dei prati, 

dell'acqua e dei ruscelli, 

degli uccelli in alto. 

E' come se toccassi la pelle azzurra del cielo. 

 

La felicità sono attimi, viaggi, esperienze, emozioni. Sono tante piccole cose messe insieme. Io sono felice quando a Milano il cielo è azzurro e io posso mettere su i miei occhiali da sole. Sono felice quando sento l’odore del mare e quando mangio le polpette di melanzane con mia madre. Felice di una risata con mio fratello o di vedere semplicemente un film col fidanzato. Io sono felice quando vado a Lourdes per dare una mano e quando riesco ad andare la sera in stazione centrale a portare una coperta a chi non ce l’ha e dorme per strada. Non esiste la felicità a tempo indeterminato. Dobbiamo essere noi a trovarla, ogni giorno nelle piccole cose. Questo vuol dire per me essere felici. 

 

 




Scheda tecnica

 

E’ nata a Reggio Calabria il 20.05.1977

Società: Atletica Vigevano

Allenatore: Andrea Giannini

 

 

Per ogni dettaglio sui risultati conseguiti dall'atleta Giusy Versace, cliccare sul seguente link.

 

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