Una bella pagina della vita di corsa

  • Roccasecca (FR)
  • Frattamaggiore (NA)

di Aldo Martucci

Lo scandire delle ore della scorsa domenica ha riesumato alla memoria le macchine per scrivere degli anni ormai andati, quando dita ben allenate alla mobilità fine si esaltavano nella composizione di qualsiasi scrittura. Molti, forse, le ricorderanno.  

La scorsa domenica ha scritto, infatti, una bella pagina da  consegnare al libro della mia storia, una pagina fluida, senza postille né citazioni.  

Tutto ha inizio con il raduno sotto casa di varie auto pronte a far rotta su Frattamaggiore, zona nord di Napoli. Nella mia c’è Sossio, lui conosce bene il posto dove siamo diretti e perciò fa da navigatore; le altre si incolonnano dietro. Alcune portano corpi programmati a correre in base alla propria usura. A bordo di un’altra ha trovato posto uno degli attuali occhi automatici che registrano scene esattamente come sono state prodotte, senza saltarne nemmeno una. In altre sono state caricate le progenie dei grammofoni per riprodurre files musicali complessi ad alta intensità. Il viaggio scivola sorridendo, sornione, alle reticenze di Gabriele, un giovanissimo alla sua prima visita dei teatri di festa. Ascolto la sua ansia da prestazione e, mosso da paterna protezione, lo tranquillizzo assicurandogli la mia costante presenza durante l’esibizione. Ne parliamo fino al momento della partenza dove Alessandro, uno che come noi aspetta di partire per l’ennesimo tentativo di cogliere la sua migliore prestazione, mostra interesse per quel che diciamo e decide di condividerlo. I km si susseguono, Gabriele si è staccato ma non desta preoccupazione, è cosciente che soffrirà ma arriverà. Anche Alessandro più volte tende a mollare ma, puntualmente stimolato, riprende. Inganno il tempo raccontando tante cose, non credo fossero tutte sensate ma servono a tenere vivo il gruppo degli amatori più impenitenti, quelli che barcollano ma non mollano. 

L’arrivo, tra i sospiri di fatica e soddisfazione, riconsegna Alessandro alla vita lucida e a me di tornare indietro, sincerarmi prima delle condizioni di Gabriele e poi di unirmi al gruppo di amici in coda, tutti in bianco e con il pensiero a Lui, sicuri che da qualche parte sta guardando. Al nuovo arrivo stavolta c’è Geppy, e più avanti un gruppetto con l’occhio automatico puntato su due ragazzi, Peppe e Hajjaj, protagonisti del premeditato e contemporaneo taglio del nastro di arrivo. Fattori contingenti hanno suggerito a buona ragione di far così. Lo trovo inedito, così bello tanto che la festa appare davvero festa.  Può anche bastarmi così, non mi occorre altro, seppur ce ne sarebbe tanto altro ma preferisco avviarmi verso Roccasecca, in Ciociaria.  

Il viaggio è lungo e per compagni di avventura ho solo i miei pensieri con alcuni dei quali discuto animatamente. Per loro sfortuna sono determinato e godo del supporto degli altri, per nulla intenzionati a soccombere. Le rimostranze dei dissenzienti si placano solo quando, guardando alla mia destra, focalizzo una macchia tenuamente colorata di case sospese a mezza costa della montagna: è Roccasecca e li sopra mi aspettano gli amici di sempre, quelli che incontro senza mai pensare alla distanza che ci separa, quasi fosse nulla. In prossimità del ritrovo incrocio i primi atleti, quelli che vengono da quei posti che forgiano superattitudini al tema delle feste che, qui, è più propriamente agonistico. Capisco che è tardi osservando i convenuti e a differenza di alcuni di loro evito di muovermi con frenesia per non consumare quel minimo di risorse che ancora sono in circolo. A tratti credo di emulare re Giorgio, muovendo ogni passo solo dopo profonda riflessione ma ci riesco fino all’impatto con l’onda mite dei tanti amici. 

Non certamente giova al mio intento l’incontro con Tina che, quasi dovesse ridisegnare il profilo della montagna, mi spara a raffica ogni cosa da fare: ritirare il foglietto numerato, spillarlo, cambiarmi e non so ancora quante cose. Come chiunque farebbe al mio posto abbandono ogni proposito di movimento controllato concedendomi anch’io all’effetto martellante dell’adrenalina. Per fortuna faccio ancora in tempo a salutare quasi tutti, persino Francesco che, con un il suo ultimo look dei capelli, sebbene piacevolissimo, rischia di non essere riconosciuto nemmeno dalla sua Angelica. La scrittura prosegue con la partenza e con essa ogni divagazione narrativa fatica non poco a trovare spazio, ora si corre, e si soffre, il percorso è duro e difficile per chi corre con il solo amore. Partenza in salita e poi via per una lunga discesa. 

Tina sta qualche metro avanti, fila in perfetto sincronismo gambe e braccia. Al passaggio del 5° km leggo sul cronometro 19.35, sto bene ma rallento lo stesso, non è questo il passo programmato. Obiettivo di oggi è fare la salita, fin su a tutto, senza soffrire. Un saluto sussurrato in corsa mi ricorda una voce che, unito alla canotta in rosso fuoco, mi permette di associare il volto di Angelo. Al 7° km il 2° ristoro, il tempo segna 28.00. Poiché più avanti comincia la salita, è il momento di sistemare ogni cosa. Mi fermo, massaggio con cura i polpacci, è da tanto che chiedono carezze competenti ma si sa, se non si impuntano noi non ci fermiamo. 

Trovando sollievo da quel poco che offro loro  mi spingono li sopra fino a scollinare lì dove posso scorgere l’abitato di Roccasecca. Ora si va in discesa, lo faccio correndo senza forzare verso quel puntino blu che vado laggiù. 

Finalmente  posso perdermi nella festa, la pagina scritta con il sudore colorato dalla mia passione è venuta benissimo, dunque posso collazionarla nel grande libro della storia della mia vita.  

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