VITO INCANTALUPO: l'esperienza fa l'atleta!

  • Campania
  • Puglia
  • Benevento
  • Barletta (BT)

 

L’ESPERIENZA DI ANNI RENDE L'ATLETA SPORTIVAMENTE MATURO

Il cammino di una giovane promessa come Vito Incantalupo

A cura di Carlo Cantales


Ciao Vito, grazie per la tua immediata disponibilità dimostrata ad Atleticaleggera.org . Ci racconti, per cominciare, cos’è l’Atletica per te?

Per me atletica significa mettersi in gioco, confrontarsi con gli altri, agonismo puro. Uno sport dove vince sempre il migliore, cioè colui che ha saputo meglio mirare la sua lunga preparazione in direzione del grande evento.

Il tuo avvicinamento con questo mondo è avvenuto per caso o mediante la scuola?   

Diciamo in entrambi i modi! Ero impegnato nella fase provinciale dei giochi sportivi studenteschi alla scuola media quando un giudice, vedendo in me del potenziale (nonostante la goffaggine tipica dei calciatori che fanno atletica solo in occasione degli studenteschi), mi si avvicinò chiedendomi che scuola avrei scelto per il mio futuro. Dopo avergli riferito la mia intenzione di frequentare un istituto alberghiero mi disse testuali parole che mai scorderò: “ Ma che vai a fare all’alberghiero! Vieni al liceo scientifico dove insegno io e farò di te un campione”. Quell’uomo era Francesco Montenero, mio attuale allenatore.

Come hai vissuto il tuo cammino iniziale? Gioco e divertimento o da subito impegno e agonismo?

Inizialmente era un gioco, infatti una volta iniziata l’avventura al liceo scientifico la prima occasione che mi si presentò erano i giochi sportivi studenteschi di corsa campestre. E alternavo un giorno di calcio a un giorno di allenamento, col professore che ci incentivava alla vittoria a ritmo di pasticcini: 1kg se avessimo passato la fase provinciale e 3 kg per quella regionale. Riuscimmo nell’impresa, ma ho ancora il rimpianto di non essere riuscito a guadagnare i 10 kg promessi in caso di vittoria della fase nazionale!! Poi iniziò la preparazione per la pista…

Ci racconteresti della tua prima esperienza agonistica a livello nazionale?

E come dimenticarla? Faccio parte dei fortunati 93/94 che hanno avuto l’onore di correre un campionato italiano cadetti allo Stadio Olimpico di Roma!!! Benché non ci fosse certo il tutto esaurito, per un 15enne si trattava di emozioni irripetibili… era anche il mio primo campionato italiano… poche altre volte ho avuto un simile batticuore sui blocchi di partenza.
Partivo tra i favoriti sui 300m, avevo il secondo tempo di accredito, divenuto il 3° dopo le batterie di qualificazione, ma mai mi sarei aspettato di arrivare addirittura 4° alla fine! Il mio obiettivo era il record regionale (35”60), tempo che effettivamente limai di 4 centesimi, per cui tutto sommato nel bilancio mi ritenevo contento. Basti pensare che il 1° classificato segnò il nuovo record italiano e che su 45 edizioni dei campionati italiani cadetti ne avrei vinte 42!!! Impossibile essere triste, anche se quello fu un 4°posto particolare, in quanto persi la medaglia di bronzo “al millesimo di secondo” segnando lo stesso tempo del terzo classificato.

C’è stato un momento in cui hai preso consapevolezza della possibilità di vestire la maglia azzurra? E cos’hai provato quando questa è arrivata?

A dire il vero io ero già fiducioso in una probabile convocazione per i campionati mondiali allievi di Bressanone 2009. Alla prima uscita e all'esordio assoluto sui 400 dopo la categoria cadetti ho mancato il minimo di un paio di decimi. Era appena arrivata la convocazione per il prestigioso Brixia Meeting, una sorta di test event per la manifestazione, quando mi strappai al bicipite e tutti quei sogni andarono in frantumi. Quattro mesi di stop e dovetti accontentarmi di riuscire a partecipare ai campionati italiani di ottobre e ad esultare per il 5°posto che ottenni con poche settimane di corsa. In nazionale ho esordito 2 anni più tardi, quando però era divenuta praticamente scontata la mia partecipazione; erano gli Europei Juniores di Tallinn, anche se poco chiaro era la conferma della mia partecipazione individuale o con la staffetta. In ogni caso, nonostante fosse ovvia quella “chiamata”, fui comunque molto contento quando ricevetti la mail della convocazione!

Nel 2011, come hai detto, hai fatto parte del quartetto della nazionale Juniores a Tallin (EST) contribuendo a conquistare uno storico successo, senza però poter correre la finale. Quanto ha pesato su di te questa scelta del settore tecnico in quell’occasione?

È una cosa che non si può descrivere a parole...la cosa più triste fu che prima di essere messo a conoscenza della scelta dalle voci dei tecnici, avevo già saputo della mia esclusione da voci di casa (sul sito della federazione erano stati pubblicati i nomi dei componenti della probabile formazione del giorno seguente ed in molti mi contattarono un po’ stupefatti e dispiaciuti). Quando poi mi fu comunicato direttamente mi alzai senza dire una parola e senza finire di ascoltare: ammetto di essermi diretto in camera, col volto in lacrime, disposto ad ascoltare esclusivamente la voce del mio tecnico, il professor Montenero, l'unico al mondo cui avrei concesso la parola. Non nego che quello stesso giorno arrivai a prendere la decisione di abbandonare tutto, desideroso di non voler avere più niente a che fare con lo sport, ma il “Prof” si rivelò ancora una volta una saggia guida e, tutto merito della sua determinazione, della sua passione e della sua perseveranza nei miei confronti, riuscì a trovare la strada per invogliarmi a riprendere a correre.

Quest’anno hai avuto altre due grandi esperienze per vestire la divisa della nazionale: il Golden Gala di Roma ed i Mondiali Juniores di Barcellona. Cosa ti hanno lasciato?

Il Golden Gala di Roma non ha ancora smesso di emozionarmi... mi capita spesso di rivedere quelle immagini e ancora  strabuzzo gli occhi per la grande opportunità che ho avuto. Sono ritornato nello stadio che mi aveva lanciato a livello nazionale con la divisa della puglia, ma stavolta la divisa era azzurra ed era il mio trampolino di lancio a livello internazionale! Credo anche di non aver affatto sfigurato in mezzo a tanti campioni: i tecnici hanno fatto la coraggiosa scelta di lasciare a noi juniores l'ultima frazione, e nessuno ci teneva a deluderli.
I mondiali di Barcellona invece ci hanno fatto entrare nella storia: mai prima di allora la nazionale juniores aveva guadagnato l'ingresso in finale nella 4x400 da quando è nata la manifestazione, e questa volta ci si giocava addirittura una medaglia, da campioni d'Europa in carica. La squalifica finale (per una mia ingenuità ahimè) è relativa, in quanto il nostro tempo e piazzamento finale non rispecchiava minimamente le previsioni, complici stanchezza e incidenti di percorso comuni in una gara come la 4x400.

Chi vive l’atletica sa bene quanto conti la sinergia che deve innescarsi col proprio allenatore: ci racconteresti come vi relazionate tu ed il Prof. Francesco Montenero?

A mio parere, se si dice che un allenatore sia bravo, non significa che lui possa far di te un campione. La questione talento è da ritenersi a parte, perché ci sono tanti tasselli che devono esser portati a combaciare perchè si possa arrivare ad un valido risultato. Prendiamo Vittori e Mennea: il primo era un tecnico molto capace cui mancava un atleta capace di sopportare e sperimentare certi tipi di lavori, il secondo era un ragazzo volenteroso e disposto a mille sacrifici per raggiungere l'olimpo dell'atletica. Ed è nato il più grande campione di atletica che la storia abbia mai conosciuto. Tra me e il Prof. Montenero è più o meno la stessa cosa: sono convintissimo con un qualsiasi altro tecnico non sarei riuscito ad esprimermi a questi livelli. Riusciamo quasi a leggerci nel pensiero, capisco il significato di ogni sua richiesta quando desidera da me una determinata prova e lui, senza che io risponda nulla, riesce a percepire nitidamente quando c’è in me un problema che da fuori potrebbe non vedersi... non mi vergogno a definirlo un secondo padre, entrambi teniamo a quel che facciamo e  facciamo i nostri sacrifici per svolgerlo al meglio.


Ci hai raccontato di un serio infortunio nel 2009, cosa consiglieresti, soprattutto ai più giovani, per evitare inconvenienti fisici?

Beh, da quel brutto infortunio del 2009, periodicamente, quasi ogni anno, ho avuto almeno un mese di stop per stiramento o problemi simili; ogni a tranne che nell’appena concluso 2012. Non esistono "trucchi", solo accortenza, anche se a volte capita per destino, ma prendo ancora una volta il mio conterraneo Pietro Mennea come esempio: lui indossava la maglia della salute anche d'estate! Il "sentire caldo" e togliersi una giacca è l'errore più grande che si possa fare. Quest'anno mi sono allenato in calzamaglia fino a inizio giugno, nonostante a Barletta ci fossero più di 25°C già da aprile. Un pò di sudore in più, qualche infortunio in meno. Non a caso alle olimpiadi in agosto abbiamo visto atleti con 3-4 indumenti addosso fino a pochi istanti prima dello sparo dello starter.

Nel 2012 hai cambiato società, trasferendoti sportivamente dalla tua natale Puglia alla Campania con l’Enterprise Sport & Service. Cosa vi ha spinto a prendere tale decisione?

Per quanto se ne possa pensare, non è stata affatto una questione economica. Dopo il mio grande 2011 numerose società si sono fatte avanti per potermi avere con loro, ma con l'Enterprise è stato amore a prima vista. Non solo mi permetteva palcoscenici prestigiosi come i CdS e provvedeva in ambito logistico alle mie trasferte per campionati italiani, ma il motivo principale che ci ha entusiasmato era il fatto di restare in una squadra del Sud ed è stata, com’è tutt’ora, una sensazione fantastica per me! Inoltre entrare nella famiglia Enterprise significava diventare un ingranaggio fondamentale di un progetto molto ambizioso, mentre in altre squadre piene di “prime donne” sarebbe stato più difficile emergere. Dopo un anno passato in Campania non ho il minimo rimorso per la mia scelta, siamo un gruppo incredibile di persone che credono ciecamente nelle parole del presidente Antonio Paone e del DS Esposito Marroccella. Non finirò mai di ringraziarli per avermi dato questa opportunità. I tesserati Enterprise prima che atleti sono uomini e donne, ci si vuole bene tutti indipendentemente dai risultati sul campo, siamo davvero una famiglia, oltre che una squadra!

Conseguentemente a questa scelta hai avuto la possibilità, al di fuori dell’attività individuale, di poter contribuire anche nel Campionato di Società su pista (Indoor e Outdoor): cos’ha significato per te questa possibilità ed in particolare quella della presenza nella Finale Nazionale?

Correre una finale nazionale di società significa avere un obiettivo nella seconda parte di stagione, quella che arriva dopo gli eventi internazionali: mai avrei voluto deludere coloro che hanno creduto in me. La sfida che mi si presentava davanti non era però di quelle più semplici: avevo contro un atleta che aveva partecipato alle scorse olimpiadi di Londra con la maglia del Benin, con un personale sotto i 46 secondi, Mathieu Gnaligo e c'era anche un atleta militare. Inseguivamo una qualificazione diretta per la finale A oro e ci tenevo a quei 12 punti, non solo per la squadra ma anche per me! Senza mollare pur arrivando ad avere oltre 10 metri di svantaggio, alla fine con i denti riuscii a spuntarla sul filo di lana, concludendo con un “tuffo finale” sull’arrivo e riportando numerose escoriazioni sul corpo. Ecco cosa significa fare un CdS: prima di tutto essere tifosi della propria squadra, poi combattere per qualcosa quando ad aspettarti non ci sono nè maglie azzurre nè titoli italiani (almeno individuali).



Hai un rito propiziatorio o un gesto scaramantico che ti accompagna nella tua attività agonistica?

A dire il vero si: non bevo mai caffè, potrei quasi dire che non mi piace, ma ormai prenderne uno col professore prima delle gare più importanti è diventata una normalità a cui nessuno dei due rinuncerebbe (per certe cose siamo molto scaramantici) e poi, a livello più personale, ammetto (senza voler sconvolgere nessuno) di indossare ad ogni occasione di rilievo gli stessi calzini e la stessa biancheria intima !!

L'Atletica ti ha mai portato a rinunciare a qualcosa?

Escludendo i piccoli sacrifici, come un minimo controllo dell'alimentazione e qualche attenzione in più in generale a non fare nulla di pericoloso per non farmi male, le uniche rinunce che ho dovuto fare riguardano feste o uscite con amici, spesso coincidenti con gare importanti o subito prima. Infatti, per non farmi mancare nulla, quest'anno sono anche riuscito ad iscrivermi all'università di Foggia e sto riuscendo a frequentare assiduamente saltando pochissime lezioni.

Se dovessi tornare indietro, cambieresti qualcosa nella tua storia sportiva?

Diciamo che il giorno in cui mi infortunai, prima del Brixia Meeting, se poprio potessi tornare indietro lo avrei dedicato ad un giro al centro commerciale! Scherzi a parte, qualcosa di cui pentircene è capitata, ma l'atleta sportivamente maturo che conoscete è diventato tale solo grazie all'esperienza, parola da usare indipendentemente se in accezzione negativa o positiva. Guardiamo avanti verso nuovi grandi orizzonti…

Quest'anno ti attende una nuova sfida nella categoria Promesse (o Under 23). Cosa ci si deve attendere da Vito nel breve e medio termine?

La categoria promesse è  in realtà la categoria assoluta con un altro nome. Non ci si può più considerare atletica giovanile e i campionati italiani assoluti penso debbano essere una tappa obbligatoria, oltre quelli di categoria. Nonostante questo, "purtroppo", il livello delle promesse di quest'anno non ha nulla da invidiare a quello assoluto nella mia specialità. Ci sono infatti almeno 10 persone con un personale sotto i 47"60: significa che i campionati italiani saranno ad un livello competitivo estremo, con batterie che vedranno già dei risultati cronometrici prestigiosi. Quest'anno ci sono gli europei U23 a Tampere in Finlandia, e nessun posto parte già assegnato. Ovviamente il mio obiettivo non è certo "partecipare", punto a fare sia i 400 che la staffetta, come a Tallin (speriamo meglio!) e intendo fare un ottima figura già ai campionati italiani che si terranno a Rieti.

Giunti all'epilogo, vorremmo un saluto dal "campano di Barletta" a tutti i lettori di Atleticaleggera.org .

Mi piace questo appellativo! Ho avuto modo di conoscere il progetto Atleticaleggera.org e chi vi è alle spalle: a mio parere potrebbe diventare uno dei principali siti di riferimento per gli appassionati non solo di atletica ma anche del semplice running. Per cui, a tutti quelli che seguono la loro passione, tanti auguri di un felice 2013 ricco di soddisfazioni e… “ci si rivede in pista” !

Siamo noi a ringraziare te Vito per la disponibilità e per le tue parole, salutandoti con l'augurio che questo 2013 possa regalarti ancora più soddisfazioni e traguardi, nell'atletica e non solo.

 

Scheda tecnica

E' nato a Barletta (BA) l' 11.3.1993

Società: Enterprise Sport & Service

Allenatore: Francesco Montenero

Presenze in Nazionale: 5

 

E' possibile consultare quì la scheda di Vito Incantalupo, presente sul sito www.fidal.it, in cui è riportato il cronologico delle sue prestazioni ottenute sino ad oggi (link)

comments powered by Disqus
Pubblica con noi

Calendario e classifiche

GIUGNO
LunMarMerGioVenSabDom
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
Pista Strada Montagna Lanci Marcia Campestre Trail
Inserisci il tuo evento